Un’analisi di Matteo Tarroni, Founder di Workinvoice
L’introduzione della Regulatory Sandbox ha segnato una tappa evolutiva per la tecnofinanza in Italia. Si tratta di un ambiente controllato dove le startup e gli operatori già consolidati possono testare prodotti e servizi innovativi con adempimenti burocratici semplificati.
Tale “recinto per la sperimentazione” ha lo scopo di accelerare l’innovazione nei settori finanziario, creditizio e assicurativo. L’iniziativa, sebbene positiva, solleva alcuni interrogativi sulla reale capacità dei modelli di business nati in un ambiente protetto di prosperare poi nelle dinamiche competitive del mercato reale.
I Vantaggi di un Ecosistema Controllato per l’Innovazione
Il meccanismo della Sandbox mira a ridurre le barriere all’ingresso per le nuove realtà del Fintech. Attraverso requisiti patrimoniali ridotti e procedure autorizzative più snelle, si crea un contesto favorevole allo sviluppo di nuove idee.
Per gli operatori, il dialogo diretto e agevolato con le autorità di vigilanza, coordinate da un apposito Comitato Fintech [1], dovrebbe snellire i processi e dare risposte rapide. Un ecosistema efficiente può attrarre investitori istituzionali e talenti, con un effetto benefico sull’intero comparto. Il successo di tale approccio dipenderà sempre dalla concreta applicazione dei regolamenti attuativi e dalla loro capacità di interpretare le esigenze del mercato.
Le Opportunità per l’Invoice Trading e la Finanza di Filiera
Il settore dell’invoice trading, che si occupa di trasformare i crediti commerciali in liquidità per le PMI, è una palestra naturale per l’innovazione.
La Sandbox può spingere lo sviluppo di soluzioni ancora più sofisticate, per esempio attraverso l’impiego di intelligenza artificiale per l’analisi del rischio o di registri distribuiti per la certificazione dei crediti. Workinvoice stessa esplora continuamente formule innovative per migliorare l’accesso al capitale circolante per le imprese. La sperimentazione potrebbe portare a:
- Nuovi modelli di scoring per valutare il rating creditizio delle aziende in tempo reale.
- Sistemi evoluti di Supply Chain Finance, che integrano tutti gli attori della filiera.
- Maggiore trasparenza e sicurezza nella cessione del credito, a beneficio sia delle imprese che degli investitori.
Il Rischio del “Test in Laboratorio”: la Prova del Mercato
Una delle criticità della Sandbox risiede proprio nella sua natura di ambiente “artificiale“. Un prodotto o un servizio che dimostra la sua validità in un contesto privo delle turbolenze e delle frizioni del mercato aperto potrebbe poi rivelarsi fragile una volta lanciato su larga scala.
Il funzionamento di un prodotto finanziario dipende da innumerevoli variabili reali. Un modello di business che non si confronta fin da subito con la pressione dei concorrenti, con i reali comportamenti di pagamento dei debitori e con la complessità del ciclo economico rischia di essere un esercizio teorico.
L’obiettivo di un’innovazione efficace non è solo superare un test in condizioni ideali, ma costruire soluzioni robuste, scalabili e capaci di creare valore nel lungo periodo. In conclusione, la Sandbox è uno strumento utile per stimolare il settore, ma la vera validazione di ogni nuovo progetto, inclusi i finanziamenti alternativi, sarà sempre e solo la risposta del mercato. È lì che si misurano i reali vantaggi di ogni idea.
[1] I membri permanenti del comitato saranno il ministro dell’Economia e delle Finanze, il ministro dello Sviluppo Economico, il ministro per gli Affari Europei, la Banca d’Italia, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, l’Agenzia per l’Italia Digitale, e l’Agenzia delle Entrate.