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27 Luglio 2023

Finanziamenti Alternativi per PMI: le soluzioni secondo Assifact e KPMG

In Italia storicamente le piccole e medie imprese hanno sempre fatto ricorso ai prodotti degli istituti bancari per finanziare la propria attività, preferendo un ristretto numero di strumenti rispetto a quelli realmente presenti sul mercato e utili a facilitare l’espansione dei business, richiedendo requisiti di accesso e burocrazia meno stringenti.

Soprattutto post-pandemia e soprattutto per le start-up innovative, in particolare le fintech, questo modello sembra essere sempre più messo in discussione proprio dalle stesse PMI, che cercano strumenti alternativi sul mercato. Negli ultimi 10 anni circa, infatti, l’ammontare dei classici prestiti bancari si è ridotto da 894 a 657,8 miliardi di euro mentre di pari passo è aumentato il ricorso ai prestiti gestiti da altre realtà finanziarie e alle obbligazioni (rispettivamente da 151,1 a 208,6 miliardi di euro e da 91 a 169,5 miliardi di euro).

Convegno finanziamenti alternativi per PMI

Studio Assifact-KPMG: le PMI e l’Orientamento verso la Finanza Alternativa

Secondo i dati emersi dalla recente “Indagine sulla Domanda di Factoring e Invoice Fintech” (2023) svolta da Assifact in collaborazione con KPMG, le PMI stanno sempre più optando per ricorrere a fonti di finanziamento alternative rispetto al classico circuito bancario preferendo la cessione dei propri crediti esigibili a operatori di settore in grado di erogare le somme richieste in tempi molto più celeri, abbattendo costi e burocrazia.

Secondo il report, l’87% dei debitori ceduti considera l’operazione come un fatto normale, anzi in molti casi con connotazione positiva, perché indice di una buona gestione del capitale circolante da parte dell’azienda fornitore che punta alla salvaguardia del rapporto commerciale tra le parti.

Gli strumenti con cui le PMI possono finanziarsi

Ma quali sono i vari strumenti a disposizione delle Pmi per finanziarsi sul mercato evitando il circuito bancario?

Le soluzioni messe a disposizione dal mercato sono molteplici e ognuna può rispondere a esigenze diverse a seconda delle necessità dell’impresa interessata ad accedervi.

Ecco una breve panoramica dei più comuni.

Minibond e obbligazioni corporate

Si tratta di titoli obbligazionari tipicamente sottoscritti da investitori istituzionali mediante procedura di collocamento privato o tramite la quotazione sul mercato ExtraMOT. Le obbligazioni possono essere assistite da garanzie, personali o fornite da terze parti, e il capitale preso a prestito viene remunerato corrispondendo delle cedole periodiche, il cui importo è legato al rischio di credito di ciascuna impresa.

Esistono anche le obbligazioni convertibili, ma differiscono da quelle corporate perché il prestatore acquisisce anche il diritto a convertire i titoli in partecipazioni al capitale sociale dell’impresa, con la possibilità di diventare socio dell’azienda.

Crowdfunding

Il Crowdfunding è un canale di finanziamento che le Pmi possono utilizzare e viene generalmente messo a disposizione da piattaforme online specializzate nel mettere in contatto soggetti prestatori a imprese.

È un modello molto utilizzato all’estero, ma in Italia è agli albori. Ha un tasso di risposta molto veloce, generalmente in pochi giorni, e si basa sulla trasparenza dei costi. Viene comunemente utilizzato per raccogliere importi medio-bassi, non superiori alle centinaia di migliaia di euro.

Venture Capital

Il Venture Capital è una forma di finanziamento compartecipata da più investitori che mettono a disposizione i propri fondi per finanziare un’azienda. Generalmente questi investitori cercano un investimento che possa portare a un’uscita rapida e redditizia. In generale, venture capitalist investono in settori ad alto tasso di innovazione come Fintech, Farmaceutica e Biotecnologia.

Angel Investor

L’Angel Investor tipicamente è un soggetto privato che finanzia con i propri capitali una start-up in cambio di capitale di rischio della stessa, diventandone socio. Oltre al capitale, l’Angel Investor apporta anche il suo know-how e la sua rete di relazioni.

Factoring

Il Factoring è un servizio mediante il quale l’impresa cede a una società specializzata i propri crediti esistenti o futuri al fine di ottenere subito liquidità. La particolarità del factoring è che prevede anche la gestione dei crediti ceduti, l’incasso e la protezione dal rischio di insolvenza.

Invoice Trading

L’Invoice Trading può essere considerato un’alternativa più flessibile al Factoring ed è in sostanza un servizio offerto da soggetti non bancari come Workinvoice.

La peculiarità è che permette alle imprese di vendere i propri crediti commerciali in maniera estremamente semplificata e flessibile grazie all’ausilio di innovative piattaforme digitali. Per fare un esempio, è possibile anche vendere il credito commerciale derivante da una singola fattura e ricevere liquidità entro pochi giorni. L’impresa, quindi, riceve un anticipo sulle proprie fatture in tempi rapidi, senza burocrazia e a condizioni trasparenti e semplici.

Il vantaggio è che non vengono richieste né garanzie, né esistono limiti rispetto agli importi anticipati. Inoltre, il costo del servizio è fiscalmente deducibile e non impatta il rischio creditizio dell’impresa che se ne avvale.

Factoring Vs Invoice Trading: Come Ottenere Liquidità con la Cessione dei Crediti

Se nelle finalità, factoring e invoice trading possono essere considerati abbastanza simili, ovvero sono strumenti che permettono di ottenere liquidità immediata attraverso la cessione dei propri crediti, sussistono in realtà significative differenze tra le due soluzioni.

Innanzitutto, il factoring è solitamente uno strumento adatto a muovere grandi volumi di crediti per lungo tempo, quindi pensato per aziende molto grandi che lo utilizzano costantemente come strumento di gestione del credito; invece, l’invoice trading è adatto sia ad aziende di dimensioni grandi che medie o piccole, sia che lo usino con costanza oppure una tantum.

Quindi una differenza sostanziale è il tempo: con l’invoice trading l’obiettivo è rendere i crediti un attivo monetizzabile in tempi rapidi, permettendone lo scambio su un mercato digitale composto da aziende e investitori. Il factoring invece punta a svolgere una sorta di funzione di relazione di credito.

Le differenze, poi, investono anche le tipologie di crediti cedibili: con l’invoice trading, la flessibilità di scelta è massima sia per quanto riguarda il numero e la selezione di crediti da cedere. Nel factoring, invece, esiste un contratto che prevede la cessione di pacchetti omogenei di crediti commerciali, in via continuativa.

Inoltre, le piattaforme di invoice trading privilegiano la semplicità, anche per quanto riguarda la remunerazione della loro attività: i ricavi sono costituiti per la maggior parte da commissioni di servizio incassate in seguito ad ogni singola cessione, mentre il factoring apprezza un tasso di interesse sugli importi erogati, più varie commissioni anche variabili, oltre a spese fisse per l’istruzione della pratica.

Le evidenze del report Assifact-KPMG

Come evidenziato dall’indagine condotta da Assifact e KPMG, rispetto al passato, oggi sempre più debitori ceduti riconoscono l’esistenza di una necessità da parte delle imprese fornitrici di ricorrere alla cessione del credito, considerandolo un evento fisiologico per allocare al meglio la liquidità circolante e permettere all’impresa di poter far fronte a esigenze impreviste, ma anche di investire e crescere ottimizzando i flussi in entrata.

Tramite il ricorso alla cessione dei crediti, infatti, generalmente le PMI ottengono numerosi benefici nella gestione del capitale circolante, quali la maggiore regolarità degli incassi, la protezione dagli insoluti e l’anticipazione dei flussi di cassa relativi ai crediti verso i clienti, riducendo quindi l’attività di gestione del recupero crediti a livello interno e permettendo di allocare le risorse su attività a più alto valore aggiunto.

Sempre secondo il report Assifact-KPMG, infatti, il 64% delle imprese di piccole dimensioni che ricorre a questo tipo di servizi dichiara di aver ridotto l’attività interna di gestione dei crediti commerciali e oltre il 90% delle piccole e medie imprese utilizza i fondi derivanti dallo smobilizzo dei crediti tramite il factoring per rimborsare i debiti a breve termine e per far fronte nel quotidiano alle uscite correnti. Inoltre, il 94% delle PMI che ricorre al factoring lo valuta positivamente e gli elementi di maggior soddisfazione sono la velocità, e la sicurezza dei tempi di erogazione dei fondi da parte dell’operatore di settore.

 


 

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