Nuovo codice della crisi

Codice della crisi: regole innovative per il risanamento aziendale, ma mancano gli strumenti per la messa a terra

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on whatsapp
WhatsApp
Tempo di lettura: 2 minuti
È una legge con un intento chiaro: prevenire situazioni di crisi insanabili e provare a salvare la continuità aziendale con strumenti come la composizione negoziata e il piano di ristrutturazione omologato. Ma manca la cassetta degli attrezzi finanziari per l’esperto che aiuta nella ricerca delle soluzioni. E questo può essere un problema, anche perché uno dei maggiori rischi per le imprese che ricorreranno alla nuova disciplina sta nella probabile stretta bancaria. Gi strumenti alternativi ci sono, primo fra tutti, lo sconto delle fatture commerciali.

A cura di Matteo Tarroni, Co-Founder & CEO di Workinvoice e Vincenzo De Sensi, Founder Studio Legale De Sensi e Professore di Diritto della Crisi d'Impresa

Quasi 100mila società italiane sono a rischio default (il dato è dell’Osservatorio Rischio Imprese di Cerved). Certamente alcune non hanno speranze. Però molte altre, con un’attenta analisi patrimoniale e una gestione efficace di flussi di cassa e crediti commerciali, potrebbero sopravvivere e riprendere quota, passata la bufera. Aiuterà il nuovo Codice della crisi entrato in vigore lo scorso 15 luglio?

Che cos’è il nuovo Codice della crisi?

È uno strumento teoricamente efficace nel segnalare situazioni di potenziale pericolo con un anticipo tale da consentire alle aziende stesse di correre ai ripari, grazie al supporto di un esperto. Ma manca un pezzo: il tool kit per comporre la crisi sul fronte della finanza, che non può che avere al centro i crediti commerciali.

Il Codice della crisi trova le sue fondamenta nella Direttiva europea Insolvency II, fortemente innovativa perché promuove l’obiettivo di gestire le crisi in modo da garantire continuità aziendale. Il principale elemento di innovazione è dunque la composizione negoziata. Quest’ultima va a sostituire in gran parte l’allerta prevista nella versione precedente e che portava con sé il rischio di accelerare il default.

Si tratta di una cornice di tutela che sposta la responsabilità sugli organi di amministrazione e controllo della società, chiamati a individuare tempestivamente situazioni di rischio. L’imprenditore viene preservato perché le trattative vengono guidate da un esperto negoziatore che stimola le parti a trovare un accordo.

La seconda novità che arriva con il codice della crisi è il piano di ristrutturazione omologato. Non si rispetta il principio dell’absolute priority rule, ovvero del rimborso ai creditori a cascata da quelli privilegiati ai chirografari (che porta a un eccessivo ingessamento e determina la necessità di avere finanza esterna). Invece, l’orientamento è a favore della relative priority rule. Poiché si mira alla continuità aziendale e si è in presenza di una proposta negoziata, potrebbe essere ragionevole prevedere che il surplus generato dalla continuità sia distribuito a favore dei creditori anche in deroga alla graduazione dei privilegi. Un cambiamento di paradigma, dalla staticità del patrimonio alla dimensione dinamica della continuità.

I rischi

Non mancano gli elementi critici. Uno è il potenziale uso distorto degli obblighi di segnalazione degli enti istituzionali. Pur non essendo la lettera della norma in questo senso, tuttavia, di fatto, Inps, Agenzia delle Entrate e Inail potrebbero indurre l’uso della composizione negoziata per finalità di recupero dei crediti. Ciò forse anche a discapito degli stessi fornitori dell’azienda in crisi.

Un ulteriore punto critico sta nella reazione delle banche di fronte alla composizione negoziata. Esse non possono revocare gli affidamenti, ma ridurli o non darne di nuovi. Da qui l’importanza della diffusione di finanziamenti alternativi a quelli bancari.

I prossimi passi: soluzioni finanziarie innovative

Chi può dare nuova finanza in alternativa alle banche? Si inizia a parlare (per ora sono solo sulla carta) di Fondi di ristrutturazione. Fondi che comprano crediti single name gestiti da un pool di banche in cambio di quote del fondo stesso e che possono erogare nuova finanza per sostenere il risanamento. Si sta sperimentando anche lo sconto di fatture commerciali attraverso l’uso delle piattaforme. I crediti commerciali incagliati sono nel complesso talmente rilevanti che se resi liquidi potrebbero aiutare l’impresa a risollevarsi. O permetterebbero all’azienda a ricorrere in modo più efficace alla composizione negoziata.

In mancanza di adeguati strumenti finanziari, l’esperto rischierebbe di fare il direttore di un’orchestra senza strumenti e senza bacchetta.  Dovrebbe piuttosto avere a disposizione un tools kit finanziario o comunque conoscerne l’operatività. Così, potrebbe suggerire all’imprenditore soluzioni finanziarie appropriate e non più banco-centriche. La crisi produttiva ha spesso, se non sempre, disfunzioni finanziarie. La soluzione di queste ultime potrebbe agevolare una ripresa anche economica.

Scopri come ottenere liquidità immediata per la tua azienda

Vuoi saperne di più?

Mandaci una mail e ti risponderemo al più presto. Altrimenti prenota una telefonata e ti chiameremo noi.

Contatta un nostro consulente