Nuovo Codice della crisi: una buona legge che però può penalizzare le PMI con elevato capitale circolante

Aziende finanziariamente solide ma con fatture non riscosse a bilancio possono entrare in situazioni che la norma definisce di pericolo. L’invoice trading aiuta a eliminare i falsi allarmi

Il bilancio aziendale è il biglietto da visita: ciò che dice all’interlocutore chi è l’imprenditore, di cosa si occupa e se lo sta facendo bene. Far sì che a fine anno tutti i numeri siano in regola è un modo per evitare di finire nell’occhio del ciclone e anche per evitare che scatti l’allarme che indica crisi potenziale. Ovvero, per bypassare i rischi contenuti nel nuovo “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza”, che ha riformulato la disciplina delle procedure concorsuali, con un obiettivo meritorio: permettere di effettuare una diagnosi precoce di una potenziale crisi di impresa in modo da arginarla prima che diventi irreparabile.

Ma che mette sotto pressione soprattutto le piccole e medie imprese che, pur essendo solide, hanno condizioni di cash flow o di circolante non esattamente perfette, che appesantiscono il bilancio facendo apparire il business non sostenibile. E che potrebbero anziché tenerli a bilancio, cedere i crediti commerciali attraverso l’invoice trading, per migliorare la propria situazione finanziaria.

Ratio e conseguenze del nuovo Codice della crisi

Dunque, il nuovo Codice della crisi mira, in estrema sintesi, a salvaguardare il valore dell’azienda e a impedirne la dissoluzione, introducendo un semaforo giallo prima di quello rosso che indica la fine dell’attività e privilegiando le forme alternative al fallimento (ovvero i piani attestati di risanamento, gli accordi di ristrutturazione dei debiti ed il concordato preventivo).

Inoltre, le imprese che attiveranno in maniera tempestiva gli indicatori di allarme godranno di un premio: come per esempio attenuanti per reati legati al fallimento e non punibilità dei delitti fallimentari in caso di danno patrimoniale tenue, o sconti su interessi e sanzioni per debiti fiscali.

Si tratta dunque di una buona riforma che vuole scongiurare quanto accaduto nell’ultimo decennio, con decine di migliaia di imprese finite in procedure fallimentari perché non hanno saputo prevedere quello che stava per accadere (che è qualcosa che si svolge in mesi e anni e non accade all’improvviso).

L’obbligo del revisore

La legge impone l’obbligo di un revisore per tutte le imprese con ricavi di almeno 4 milioni di euro e 20 dipendenti. Il revisore fa il grillo parlante e avverte di situazioni rischiose, per esempio, comunicando al CDA che l’azienda sta vendendo sotto costo. Non rileva dunque l’insolvenza conclamata, ma verifica infra-annualmente se esistono situazioni di emergenza e alza una bandiera. Se l’allarme non viene acceso, l’imprenditore è responsabile penalmente e questo rappresenta un deterrente molto potente.

Tuttavia, se si accende l’allarme c’è la possibilità di effettuare un risanamento prima che intervenga il Tribunale.

Quello a cui le aziende dovranno abituarsi è che il loro stato di salute non sarà valutato solo sulla base del bilancio, ma anche secondo alcuni indicatori di allarme.

Gli indicatori di allarme

Gli indicatori di allarme, secondo la bozza messa a punto dall’Ordine dei Commercialisti, sono sette.

La crisi è innanzitutto ipotizzabile quando il patrimonio netto diventa negativo, pregiudicando la continuità aziendale, almeno fin quando le perdite non vengono ripianate attraverso una ricapitalizzazione, per esempio.

Ma anche in presenza di un patrimonio netto positivo può esserci crisi: se un parametro chiamato DSCR (Debt service coverage ratio) va sotto ad una certa soglia, il rischio va segnalato. Ma cos’è il  DSCR? È un parametro cruciale che misura i flussi di cassa liberi che si prevede saranno disponibili nei sei mesi successivi per rimborsare i debiti che si faranno nel medesimo periodo. Quindi un parametro di previsione per il futuro a breve termine. Se il DSCR è superiore a 1, l’azienda è sostenibile finanziariamente, se l’indicatore è sotto quella soglia, la capacità dell’azienda di ripagare i debiti è a rischio.

Esistono poi altri cinque indicatori (di sostenibilità degli oneri finanziari, di adeguatezza patrimoniale, di ritorno liquido dell’attivo, di liquidità, di indebitamento previdenziale e tributario) che vanno esaminati se la situazione presenta ancora dubbi.

Come la finanza può chiarire i dubbi e allontanare l’impresa dalla linea gialla di pericolo

In questo scenario è facile intuire come la gestione del circolante o la riduzione della posizione finanziaria netta possano rendere gli indicatori più solidi e dunque allontanare situazioni di allarme fittizio che possono nascere in alcuni casi. La finanza può contribuire a tenere l’azienda lontana dalla linea gialla, attraverso l’invoice trading, che consente di incassare immediatamente una fattura pagabile a 180 giorni, per esempio, migliorando il circolante.

Uno studio della società di analisi finanziaria Leanus condotto su un campione di 70 imprese sotto i 250 milioni di fatturato che hanno emesso minibond ci aiuta a capire perché cedere crediti può migliorare la condizione finanziaria e allontanare dalla linea di rischio.

Aziende solide per cui si accende l’allarme: come evitarlo

Il campione di questo studio è virtuoso, con poste in bilancio positive e solide, ma ha un circolante elevato: in bilancio infatti conservano una grande quantità di crediti – con pagamenti medi a 90 giorni (i dati aggregati mostrano un valore di circa 652 milioni di euro per le aziende del campione a fine 2018). Inoltre, la cassa operativa, pur rilevante (oltre 112 milioni), non è sufficiente per finanziare gli investimenti e quindi le aziende ne generano altra (254 milioni) facendo ricorso ad altro debito (di norma prestiti soci o emissioni obbligazionarie ma anche passività con Agenzia Entrate e INPS). In investimenti vengono impiegati quasi 228 milioni di euro, ovvero quasi tutto il nuovo debito.

Questo fa sì che il calcolo del DSCR di queste imprese sia inferiore ad 1 negli anni 2017 e 2018 e pertanto, secondo il nuovo Codice della Crisi, segnala allarme. Eppure, lo ribadiamo, le aziende del campione sono finanziariamente solide. Se queste aziende facessero ricorso all’invoice trading, potrebbero evitare di contrarre nuovo debito: la cessione delle fatture avrebbe l’effetto immediato di diminuire il capitale circolante e far aumentare i flussi di cassa.

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