Raisin, chi è la FinTech tedesca che vuole fare la banca (e intanto ne compra una)

Dopo Zopa, è la seconda start up che aspira a ottenere la licenza bancaria. Ed è la testimonianza di una rivoluzione copernicana nel mondo della finanza

Uomo morde cane. La notizia di una FinTech tedesca che, attraverso l’acquisizione di un piccolo istituto di credito, sta tentando di diventare essa stessa banca è di quelle che fanno scalpore. Parliamo di Raisin, fondata a Berlino nel 2012 e che ad oggi conta oltre 165 mila clienti in 31 Paesi europei e ha intermediato depositi per un valore superiore agli 11 miliardi di euro. Oggetto dell’acquisizione è MHB Bank, banca fondata a Francoforte nel 1973 e dal 2005 proprietà del fondo di PE Usa Lone: le due avevano in corso una partnership in base alla quale la banca forniva alla FinTech i suoi servizi di identificazione dei clienti, di gestione dei conti e delle transazioni. Perché il deal si concretizzi è necessaria l’autorizzazione di Bafin, l’autorità di vigilanza tedesca, e di Bce: infatti a Raisin sarà concessa la licenza bancaria e questo segnerà una pietra miliare nella storia del FinTech europeo.

Raisin non è la prima piattaforma che aspira a diventare banca: sta lavorando al progetto, dal 2016, anche Zopa, che è la pioniera del P2P lending tra persone nel Regno Unito con un erogato di circa 4 miliardi prestati a mezzo milione di clienti. Zopa, che a dicembre 2018 ha ottenuto la licenza bancaria, aveva raccolto 60 milioni di sterline di nuovo capitale allo scopo di “ridefinire l’industria finanziaria ancora una volta”. I nuovi prodotti e servizi che dovrebbero arrivare sul mercato nel 2019 non comprenderanno conti correnti, ma conti di risparmio a tasso fisso e carte di credito, oltre che prodotti di risparmio gestito (come gli Ifisa, i PIR inglesi che, al contrario dei nostri, possono comprendere strumenti FinTech): un mercato che nel Regno Unito vale 1.450 miliardi. Il core business resterà tuttavia quello dei prestiti e tutto sarà gestito tramite app nell’ottica della trasparenza e della semplicità: nessun costo nascosto, nessun tasso teaser – i tassi civetta particolarmente bassi utili a conquistare i nuovi clienti e tesi inesorabilmente a salire – come ha proclamato il CEO Natasha Wear al sesto Summit annuale di AltFi a Londra.

Ma torniamo a Raisin, il cui obiettivo, dichiarato dal CEO e fondatore Tamaz Georgadze, è “rendere il concetto di “deposito come servizio” uno standard di mercato per le banche in Europa”.

Il modello di business di Raisin è semplice: parliamo di un aggregatore di conti di deposito dove è possibile confrontare l’offerta di 66 banche partner e scegliere quello preferito, su cui la piattaforma trasferirà i fondi per il tempo desiderato. Dal 2018 la piattaforma ha introdotto per i clienti tedeschi anche la possibilità di investire in ETF: tutto in forma gratuita. Mentre sono le banche a pagare una commissione per comparire nella vetrina di Raisin.

Insomma, la rivoluzione copernicana della finanza sembra prossima a compiersi: in principio le banche guardarono quasi in maniera irridente la comparsa delle FinTech – alcuni nerd con in mente un’idea che provavano a entrare in un mercato con barriere all’ingresso sostanzialmente impenetrabili. Poi, l’onda lunga dell’innovazione finanziaria ha travolto ogni cosa e gli istituti di credito tradizionali hanno iniziato a cambiare atteggiamento, provando a inglobare l’innovazione tramite acquisizioni o forme di collaborazione: la più evoluta è il referral scheme britannico in base a cui ogni richiesta di credito da parte di un’azienda che la banca non riesce a gestire deve essere inviata alle piattaforme di P2P lending.

Le collaborazioni sono sempre più presenti anche in Italia come testimonia il recente report di PwC dal titolo “Piccole FinTech crescono con intelligenza”: nel nostro Paese ci sono 299 startup FinTech che operano in 60 nicchie di mercato. E sono sempre più di frequente oggetto di interesse da parte delle banche che le considerano fonte di innovazione e investono in esse “tramite equity o acquisizioni”, con l’obiettivo di inglobare competenze, processi e tecnologie.

Evidentemente, se il rapporto si inverte – se è la FinTech a comprare la banca – le regole del gioco e i rapporti di forza sono destinati a cambiare. È la vittoria di Davide contro Golia che si ripete.

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