La nuova finanza digitale non ha bisogno di traduttori

03 luglio 2018

Prestare o raccogliere denaro non è di per se più complesso o più nobile delle attività svolte dalle imprese, anzi. La complessità nel costruire e vendere prodotti, gestire servizi merita un grande rispetto. Il settore finanziario invece si rivolge alle imprese con un distacco e un senso di superiorità che fa della finanza una materia opaca e poco accessibile.
Uno dei metodi praticati dagli operatori finanziari per affermare la propria superiorità è il linguaggio: termini specialistici, un vocabolario che comprende ‘chirografario’, ‘sconfino’, ‘Riba’, ‘andamentale’, ‘CDF’, in inglese (‘covenants’). Sembra pensato per prendere le distanze dal cliente più che per avvicinarlo. Non è mancata alla finanza solo la trasparenza, ma la capacità di dialogare con chiarezza. Le banche, poco attente alle differenze tra uno stampaggio a caldo o a freddo, tra il fiore della pelle e la crosta, ai tempi di consegna di un container dai porti cinesi o alle certificazioni necessarie per esportare in USA, si sono chiuse in un proprio vocabolario per cui un investimento diventa un ‘mutuo’ o un ‘leasing’, una richiesta di credito si tramuta in ‘PEF’, una richiesta genera una ‘CIV’. Linguaggio e percorsi opachi dei documenti dentro le banche hanno spesso costretto le imprese più piccole ad affidarsi a intermediari la cui conoscenza delle liturgie e dei meandri bancari offriva maggiori probabilità di successo.

La vecchia finanza fatica ad abbandonare il complesso di superiorità o la complessità superflua. Non così la nuova finanza che è nata per semplificare e facilitare il processo di ricerca della soluzione specie per i piccoli imprenditori. Le nuove società fintech, a caccia di spazio in uno dei settori più chiusi e monopolistici, non si limitano a usare la tecnologia per abbreviare i tempi di risposta ma parlano con semplicità e offrono trasparenza. Farsi capire e avvicinarsi ai problemi delle imprese è la strada maestra per conquistare nuovi clienti per i nuovi operatori della finanza. Parlano agli imprenditori di fatture, non di ‘autoliquidante’, di liquidità invece che di ‘cash-flow’ perché le piccole imprese conoscono una finanza semplice non potendosi permettere il lusso e competenze di un CFO. Se le fintech comunicano via web, compensano la distanza con l’interesse nella conoscenza della qualità dei prodotti e dei servizi, dei brevetti e dei piani delle imprese, oggi più importante di garanzie reali o personali. In questo modo la nuova finanza è meno virtuale di quanto si immagini, riservando agli imprenditori un rispetto verso il loro lavoro che nel tempo si rivelerà uno dei vantaggi competitivi più duraturo.
Le società fintech, come ha recentemente spiegato il commissario alla concorrenza, creano maggiori possibilità per chi è sempre e solo andato in banca. Servizi più efficienti e veloci, ma non solo. Semplificazione e interesse verso il mondo delle imprese offrono ai clienti un rapporto di affari più paritetico e rispettoso, grazie anche a un linguaggio finalmente semplice e condiviso.

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