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La finanza di filiera: i nuovi strumenti a supporto dell’economia reale

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Tempo di lettura: 4 minuti
Il 2020 ha riportato il credito bancario nelle casse delle imprese, grazie alle garanzie dello stato. Ma è una buona notizia a metà: perché è debito che va ripagato e perché non risolve il tema – che emergerà con la fine delle moratorie – della crisi delle filiere. Il capo-filiera, tuttavia, oggi può trovare sul mercato dei servizi innovativi che gli consentono di supportare la propria supply chain favorendone un funzionamento regolare a vantaggio della propria continuità operativa. Scopriamo insieme quali sono.

Nel 2020 le aziende, per far fronte alla crisi generata dai continui lockdown, si sono trovate ad aver bisogno di liquidità immediatamente disponibile e di strumenti flessibili e personalizzabili. Il sistema bancario però non è stato in grado di rispondere a queste mutate esigenze, perché ancora legato a strumenti tradizionali e rigidi. Così sono scesi in campo operatori alternativi con strumenti che consentono ad un’azienda di finanziare il capitale circolante senza impattare sulla situazione debitoria e facendo leva sul ruolo e sulle relazioni dell’impresa all’interno della filiera produttiva. Con questo articolo oggi faremo luce su questi nuovi strumenti, evidenziandone caratteristiche e vantaggi.

Torna il credito bancario nell’economia reale

Ma partiamo dall’analisi del contesto. Prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria, il sistema del credito bancario alle imprese si trovava in un trend di costante contrazione. In sostanza, se le banche prestavano troppo o ad aziende con elevato rischio di insolvenza, uscivano dai parametri. Pertanto le maglie si sono progressivamente strette a scapito in particolare delle PMI, che sono considerate più ad alto rischio. Da marzo a settembre 2020, però, si è registrata un’inversione di tendenza, complici i pacchetti di aiuto pandemici. Una buona notizia? Solo a metà: perché i prestiti vanno restituiti (anche quelli garantiti) e perché, se si guarda nel dettaglio di quelli concessi nel 2020, si scopre che restano completamente esclusi quelli di breve termine che sono vitali per ottimizzare il circolante e quindi per garantire la salute finanziaria delle imprese. Il credito garantito dallo Stato riguarda infatti prestiti a 6 anni (poi portati fino a 10 anni): ma questo credito a lunga scadenza è stato usato sostanzialmente per coprire esigenze di breve, per fare pagamenti in carenza di incassi. O al massimo per ristrutturare debito esistente, non certo per investire. Una stortura che rischia di viziare il sistema.

La rottura delle catene produttive e la finanza di filiera

La seconda novità portata dal 2020 è la rottura delle catene produttive. Questo fenomeno ha reso difficile garantire i normali livelli di fornitura, con un effetto più pesante soprattutto sulle filiere locali. Le difficoltà dei fornitori infatti si sono ribaltate sulla linea produttiva del capo-filiera e dunque sulla sua operatività. Secondo uno studio di Capgemini, oltre l’80% delle organizzazioni globali afferma che le proprie catene di approvvigionamento hanno subito l’impatto della crisi e la stragrande maggioranza dichiara di essere in difficoltà a tutti i livelli della propria operatività. 

Banca d’Italia stima che la forte contrazione del PIL registrata nel 2020 porterà a un aumento di circa 2.800 fallimenti entro il 2022. A questi potrebbero aggiungersi altri 3.700 fallimenti che non si sono realizzati nel 2020 per gli effetti temporanei della moratoria e delle misure di sostegno. Se, da un lato, le moratorie e le misure di sostegno hanno permesso a molte aziende di sopravvivere nel breve termine, questi aiuti hanno una scadenza e a quel punto bisognerà fare in modo che le filiere tornino a operare in modo sano. 

Gli attori e gli strumenti nuovi della finanza di filiera 

In questi mesi una serie di strumenti nuovi hanno rivelato le loro caratteristiche virtuose: flessibilità, rapidità, capacità di servire le PMI. Gli attori di questa ventata di innovazione sono le piattaforme tecnologiche che agevolano e semplificano i processi; gli investitori internazionali specializzati nella gestione dei micro-finanziamenti del capitale circolante; gli operatori specializzati nella gestione dell’informazione che agevolano il processo di raccolta delle informazioni finanziarie e di business delle piccole aziende coinvolte.

Tutti gli strumenti che ne derivano danno la possibilità alle filiere locali – grazie alla proattività del capo-filiera – di accedere a un mercato innovativo finora riservato alle corporate di più grandi dimensioni. Vediamo nel dettaglio quali sono: 

  • Invoice trading: è erogato dalle piattaforme fintech in cui il fornitore può mettere in vendita le fatture dei propri clienti più virtuosi ad investitori (normalmente istituzionali specializzati). In tal modo l’azienda cedente incassa immediatamente tra il 90% ed il 100% del valore facciale del proprio credito e la parte restante, costi esclusi, a scadenza. 
  • Reverse factoring: con questa operazione il capo-filiera da un alto mette a disposizione il proprio merito di credito offrendo ai propri fornitori la possibilità di incassare immediatamente ed a costi competitivi il suo credito, dall’altro paga dilazionando l’importo all’istituzione che anticipa (investitori istituzionali attraverso le piattaforme fintech oltre ai più tradizionali banche o società di factoring).
  • Confirming: si tratta di una modalità operativa focalizzata su un accordo tra un grande debitore (tipicamente un capo-filiera con un cospicuo numero di fornitori) e un intermediario (in genere una società di factoring), che si fa carico del pagamento e della gestione delle fatture dei fornitori segnalati dal grande debitore. 
  • Dynamic discounting: è un accordo attraverso cui il capo-filiera offre ai propri fornitori la possibilità, attraverso una piattaforma tecnologica, di incassare in anticipo le sue fatture a fronte di uno sconto (che si definisce dinamico perché è proporzionale all’anticipo con cui si effettua il pagamento).

I vantaggi di questi strumenti

I prodotti che abbiamo visto sono diversi tra di loro ma hanno alcuni tratti comuni e alcuni rilevanti vantaggi impliciti a livello di filiera, che si possono racchiudere in due macro-categorie:

  • Vantaggi finanziarii fornitori anticipano l’incasso delle proprie fatture verso il capo-filiera. In questo modo hanno a disposizione cassa fresca per gestire la spesa corrente o fare investimenti. Il capo-filiera d’altro canto può godere di un allungamento dei propri termini di pagamento e di fatto finanziarsi senza gravare sui fornitori. È un sistema win win anche perché nessuno dei soggetti coinvolti vede la propria situazione debitoria intaccata dall’utilizzo di questi strumenti.
  • Supporto alla filiera: tutti gli strumenti permettono al capo-filiera di coinvolgere in maniera flessibile i propri fornitori mettendo a loro disposizione il suo merito di credito. Inoltre contribuiscono ad avviare un percorso di fidelizzazione e solidarietà all’interno della filiera, rinsaldando la fiducia tra cliente e fornitori.

Sempre più aziende lo stanno scoprendo: l’ultimo Osservatorio del Politecnico di Milano, rileva infatti che sta crescendo l’adozione di soluzioni innovative come Reverse Factoring (+13%) e Confirming, (+7%), a scapito dell’anticipo fatture tradizionale (-33%) e del factoring tradizionale (-8%). Una ventata di aria nuova per far ripartire con slancio le attività produttive e gli investimenti.

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