Il mercato potenziale dell’invoice trading: quasi 500 miliardi di euro che banche e factoring non servono

Le soluzioni offerte da società come Workinvoice possono aiutare a fornire capitale circolante alle PMI, grazie alle proprie caratteristiche di flessibilità, rapidità, trasparenza. Eccole a confronto con gli strumenti tradizionali di anticipo delle fatture

A cura di Fabio Bolognini, Co-founder e Chief Risk Officer di Workinvoice

Il fabbisogno per il finanziamento del capitale circolante delle imprese in Italia è stimato in 637 miliardi di euro, secondo i dati più recenti dell’Osservatorio sulla Supply Chain Finance del Polimi. Parliamo di un mercato caratterizzato “da un tempo medio di incasso dei crediti commerciali di 98 giorni, di pagamento dei debiti ai fornitori di 124 giorni (dati 2016)” e che è il più importante in Europa, “di gran lunga superiore a Germania (582 miliardi), Francia (529 miliardi), Regno Unito (411 miliardi), Spagna (341 miliardi) e Olanda (170 miliardi)”. Ed è anche molto poco sfruttato: le fatture anticipate per lo più attraverso la banca o il factoring ammontano a 146 miliardi, appena il 23% del totale di quelle incassabili. Proprio per colmare questo gigantesco gap, è nato e si fa strada in maniera sempre più prepotente l’invoice trading. Il cui spazio di crescita è dunque enorme. Basti pensare che la stessa Workinvoice, pioniere e leader del settore in Italia, ha un transato di circa 200 milioni: in proporzione, il potenziale di questo mercato è grandissimo.

Le aziende, tuttavia, conoscono ancora troppo poco uno strumento innovativo proposto solo negli ultimi tre anni da nuove società FinTech. Per questo, vale la pena spiegare in cosa si differenzia l’invoice trading e perché può essere in certi casi più efficace per le PMI rispetto alle più consolidate formule di anticipo fattura offerto dalla banca e dal factoring.

L’anticipo fatture bancario

In comune le tre formule hanno una regola base: ovvero che le fatture anticipabili non debbano essere scadute. Il Fido per anticipo bancario, o “castelletto” è, di fatto, una tipologia di finanziamento a breve termine erogato dalla banca e garantito dall’incasso dei crediti commerciali dell’azienda cedente verso altre aziende. Cedendo la fattura alla banca, presso cui si deve essere titolari di un conto, l’azienda si vedrà anticipato un importo (in genere non superiore al 70-80%) che la banca potrà recuperare quando il debitore avrà pagato la fattura. Se questo non avviene alla scadenza pattuita, è possibile che l’azienda cedente richieda e ottenga una deroga spesso pagando una commissione. Il Fido ha un tetto massimo, che dipende dal merito di credito del richiedente e ciò può diventare una limitazione. I costi dipendono dai tassi di interesse applicati dall’istituto, a cui va sommato il costo delle operazioni. Proprio il costo del servizio offerto dalla banca è il suo punto dolente: perché spesso non è trasparente. Oltre al tasso di interesse, possono essere contemplate varie commissioni per la messa a disposizione del fido (nell’ordine dello 0,5% al trimestre), di incasso (che può arrivare anche al 10%), commissione di insoluto, commissione di presentazione effetti, commissione di istruttoria e così via. I costi variano molto a seconda della dimensione, della rischiosità e della collocazione geografica del ceduto: si calcola che il range sia tra il 3,8% e il 13% ma spesso nella percezione della PMI c’è un valore pari alla metà. I finanziamenti anche per l’anticipo fatture alle piccole e medie imprese sono frequentemente concessi solo con garanzie dai soci o da enti di garanzia. Inoltre la scarsa puntualità nei pagamenti delle imprese italiane determina complessità operative e costi aggiuntivi per estendere il finanziamento di un ulteriore periodo.

Il Factoring

Il Factoring è la cessione di crediti commerciali vantati da un’azienda (cedente) verso i debitori (ceduti) mediato da una società finanziaria specializzata (cessionaria). Con il factoring l’azienda cede un flusso almeno annuale di crediti verso determinati clienti al cessionario, che lo finanzia ricevendo la corresponsione degli interessi e di una commissione di gestione. Rispetto all’anticipo fatture, al finanziamento di breve termine va aggiunto il valore di servizio gestionale.

Dal punto di vista andamentale, però, il factoring se effettuato con ricorso (pro-solvendo), come l’anticipo bancario, non elimina il rischio di insolvenza del debitore che rimane infatti in capo all’impresa che resta titolare del credito. Inoltre, Il factoring prevede la segnalazione nella Centrale Rischi, il che limita la successiva capacità contrattuale dell’impresa cedente. La concessione di una linea di factoring può essere basata su garanzie (fideiussioni) dei soci.  Quando effettuato senza ricorso (pro-soluto) i costi del factoring lievitano ulteriormente.

Invoice trading

Nell’operazione di cessione del credito proposta dal FinTech, la transazione tra cedente e ceduto avviene online su una piattaforma gestita da una società di invoice trading. La società incassa commissioni di mediazione per il servizio reso, ma non gli interessi. Ancora, l’azienda può scegliere di cedere una singola fattura in base alle esigenze (non ha vincoli di “pacchetto”). Inoltre al creditore non sono richieste garanzie, ipoteche o fidejussioni, né vengono imposti vincoli temporali o di valore anticipabile. Un’altra differenza è che l’acquirente della fattura è diverso dalla società FinTech che gestisce la piattaforma: è un investitore professionale o istituzionale in competizione con altri investitori che gareggiano in asta. La piattaforma crea un collegamento diretto tra investitore e PMI, funzionando anche da canale di trasferimento diretto della liquidità di risparmio verso l’economia reale. Importante che sia il cedente a stabilire il costo massimo (o valore dello sconto) offerto all’investitore, un costo peraltro deducibile dalle tasse. Tipicamente la cessione prevede un acconto del 90%, una quota a saldo che varia tra il 7% e il 9%; mentre l’importo della commissione da pagare alla piattaforma varia tra lo 0,4% e lo 0,9% a seconda della durata del credito.

Le operazioni di cessione non sono segnalate in Centrale Rischi perché non si configurano come operazioni di finanziamento e non sono concesse da intermediari finanziari. Di fatto, poiché la piattaforma valuta principalmente il merito di credito del debitore e non quello dell’azienda richiedente, il FinTech offre una soluzione di liquidità anche a soggetti a cui gli istituti bancari tradizionali negano credito aggiuntivo.

Dunque, parliamo di uno strumento flessibile, perché offre la possibilità di cedere anche una singola fattura e può finanziare con gradualità anche le società con solo un bilancio. È uno strumento che abbatte il rischio di mancato pagamento, grazie alla clausola pro-soluto con cui il rischio di insolvenza del cliente viene trasferito al cessionario; e che facilita la concessione di altri finanziamenti bancari non incidendo sulla Centrale Rischi. Si tratta, infine, di un percorso rapido: la liquidità arriva sul conto dell’impresa nel giro di 48 ore. E, ultimo ma non meno importante, assolutamente trasparente, in quanto i costi sono pubblici ed effetto di una contrattazione tra venditore e compratore.

In sintesi l’invoice trading grazie alla sua flessibilità e trasparenza si adatta meglio alle necessità delle molte PMI che hanno limitazioni nell’accesso al credito tradizionale nonostante la qualità del loro portafoglio clienti. Una soluzione per creare maggiore liquidità in aggiunta alle tradizionali operazioni di finanziamento degli investimenti.

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