Credito: imprese più “smart” delle banche?

18 Aprile 2014

L’oro contenuto nelle fatture.

Studio Pagamenti 2014 è l’appuntamento promosso dalla società CRIBIS D&B per il 5° anno consecutivo in cui fare il punto sulla situazione dei pagamenti commerciali delle imprese italiane e ascoltare opinioni e suggerimenti dai direttori finanziari di un panel di imprese di varia dimensione.

Sul fronte della velocità dei pagamenti le notizie riportate dall’ad di Cribis, Marco Preti non sono positive: Italia tra i peggiori paesi per ritardi e mancata puntualità (quasi 7 imprese su 10 ritardano), i ritardi peggiorano nonostante l’adozione della Direttiva comunitaria che imporrebbe pagamenti a 30-60 giorni e, ancora più preoccupante il peggioramento nelle abitudini delle piccole imprese, sempre meno in grado di rispettare le scadenze a causa della mancanza di liquidità e del credit-crunch.

Il secondo riscontro emerso da tutti gli interventi dei direttori finanziari è che le imprese in questo contesto di aumento del rischio-pagamenti hanno notevolmente potenziato le tecniche di sorveglianza dei crediti commerciali e dei loro clienti. Non soltanto attraverso l’uso di informazioni commerciali, ma con una presenza molto tempestiva presso i clienti ai primi segnali di ritardo e difficoltà. Come titola il blog Imprese+Finanza nel suo post le imprese sembrano fare credito con maggiore incisività delle stesse banche.

Sullo sfondo le prospettive di crescita del comparto factoring, già evidenti nei primi mesi del 2014 (+5%), dopo un 2013 in calo (-3,8% nel 2013). Il factoring si presenta offrendo un servizio di monitoraggio e recupero dei crediti insieme alla componente finanziaria di anticipazione, ad un costo che risulta persino inferiore al costo complessivo applicato dalle banche sugli anticipi commerciali. Nell’analisi svolta dal vice presidente di Assifact, Fausto Galmarini, si conferma la grande differenza nei tassi applicati sul portafoglio commerciale alle piccole imprese (può superare il 10%) rispetto alle grandi imprese che ottengono tassi attorno al 4%. Sono valori che aprono uno spazio interessante per investitori interessati a buoni rendimenti su portafogli di crediti commerciali trasformati in strumenti finanziari attraverso cartolarizzazioni o l’acquisto diretto dei crediti come avviene già in alcuni paesi esteri.

Matteo Tarroni

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