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Credito bancario più pericoloso. Ecco come prevenire i rischi

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Tempo di lettura: 3 minuti
L’introduzione di norme bancarie più rigide dal 1° gennaio rende più difficile la vita delle piccole e medie imprese e rende più rischioso il debito bancario. La contromisura per stare alla larga da crisi e default? Cedere crediti con l’invoice-trading.

Fare impresa è una dura sfida, più che mai in Italia con una fiscalità elevata e una burocrazia ridondante. Come se non bastasse, di recente sono piovuti sulle imprese stringenti vincoli finanziari, emanati dalla vigilanza bancaria europea e dalla riforma della legge fallimentare italiana. Vediamo insieme di cosa si tratta e come fare per prevenire i rischi.

Perché si parla di Default

Nel primo caso – quello delle norme bancarie – l’EBA (European Banking Authority) ha imposto una nuova definizione di Default dal 1° gennaio, per uniformare la classificazione dei crediti da parte delle banche europee e il capitale minimo da accantonare sui prestiti a rischio.  La parola ‘default’, che per le banche è sinonimo di insolvenza, scatta in base alle nuove regole dopo 90 giorni dal mancato rimborso di un finanziamento o una rata, sia per i privati che per le imprese. Ad essere più a rischio sono, come sempre, le imprese di piccole e medie dimensioni, notoriamente indebitate, per le quali un mancato rimborso di 100€ (500€ per le imprese più grandi) o dell’1% del debito fa scattare la classificazione. Le autorità hanno fissato questa regola per evitare interpretazioni più liberali dalle banche, in particolare nel Sud Europa, ma sono le PMI a temere le conseguenze.

L’impatto sulle PMI

L’EBA ha mantenuto la data di partenza, nonostante le critiche e la crisi finanziaria innescata dalla pandemia, affinché le banche identifichino per tempo i debitori in crisi accantonando riserve sufficienti.  L’impatto delle nuove norme ricade sulle imprese (indebitate) che, qualora segnalate in default, vedrebbero peggiorare il rating e perderebbero l’accesso a nuovi crediti, rischiando il contagio con le altre banche.

La regola del Default si innesta sulla complicata gestione della fine di moratorie e prestiti garantiti dallo Stato (concessi dopo i decreti del 2020) e sull’attesa di obblighi derivanti dalla riforma della legge fallimentare e dal cosiddetto Codice della Crisi e sistema di allerta. Anche le regole previste dal Codice della Crisi sono state scritte per scoprire per tempo le imprese in crisi e aiutarle ad affrontarla con controlli e strumenti adeguati. Le imprese, specialmente le piccole, percepiscono queste novità come un rischio e una penalizzazione in un periodo così travagliato.

I cambiamenti sono un’occasione unica di miglioramento

Se pensi ai profondi cambiamenti indotti in quasi tutti i settori dalla pandemia – dagli approvvigionamenti di materie e componenti sino ai comportamenti dei consumatori e alla digitalizzazione – alle imprese servono notevoli adattamenti e innovazioni, industriali e commerciali. Perché quindi non pensare che anche credito e finanza possano offrire alle PMI l’occasione di innovare?

Per non incappare nelle segnalazioni di crisi e di default, con conseguenze negative, gli imprenditori devono anticipare le contromisure e assicurarsi di avere margini di sicurezza e di liquidità. È un obiettivo fattibile: in fondo un ritardo nel pagamento di una rata per più di 90 giorni resta un evento anomalo per imprese gestite bene. Ugualmente è poco frequente l’incasso di una fattura anticipata 90 giorni oltre la sua naturale scadenza (quindi non dopo i 90 giorni pattuiti, bensì oltre 180 giorni!). Secondo i dati CERVED: nel 3° trimestre 2020 in piena pandemia erano solo l’8% le fatture con ritardi oltre 60 giorni, una percentuale molto inferiore oltre 90 giorni.

La cassetta dei nuovi attrezzi per prevenire guai finanziari

Chi fa bene impresa non ha interesse a ritardare il segnale della crisi, ma interviene con gli strumenti opportuni. La responsabilità di agire per tempo comporta sistemi di allerta per tenersi lontano dalla classificazione automatica a default in banca. In finanza questo è il cambiamento che serve alle imprese più piccole e fragili per rilanciarsi e ristrutturarsi senza timori. Ma nel concreto come è possibile allora evitare il default senza dover rinunciare a ottenere liquidità?

Nella cassetta degli strumenti delle PMI spicca per semplicità la cessione dei crediti commerciali, meglio con soluzioni esenti da segnalazioni nella Centrale Rischi.  Cedere crediti pro soluto con Workinvoice – la prima piattaforma che ha introdotto l’invoice trading in Italia – è semplice, completamente online e veloce (se tutti i documenti sono disponibili), ma soprattutto non coinvolge banche e Centrale Rischi. Vediamo nello specifico quali sono i vantaggi per la tua impresa:

  • Otterrai subito liquidità, che potrai usare per nuovi ordini, per pagare fornitori o debiti finanziari, per migliorare gli indici di bilancio
  • Ti allontanerai dalla linea dell’insolvenza, del default e non dovrai più doverti preoccupare della reazione a catena delle banche.
  • Puoi utilizzare questo strumento in affiancamento al credito bancario

Realizzare questo cambiamento non è un sogno, è meno difficile di quanto si pensi. Se da un lato è vero che aumentare il capitale proprio resta la migliore ricetta anti-crisi, la cessione di crediti pro-soluto è la soluzione più semplice per ottenere benefici immediati e minimizzare i rischi. Credito garantito e moratorie sono destinate infatti a scomparire più velocemente di quanto si creda, la ripresa avverrà presto e la capacità di ottenere liquidità farà la differenza tra imprese lente e imprese veloci.

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