Workinvoice e il futuro del credito per le PMI2

La catena (chain) di finanziamento che può funzionare e che sta funzionando per venire in soccorso di moltissime imprese senza liquidità è quella dei rapporti cliente-fornitore, in inglese Supply Chain Finance. Ritorno su questo terreno dopo avere ascoltato l’ottimo convegno organizzato il 26 febbraio da Osservatori.net diretto dal prof. Perego del Politecnico di Milano, con le relazioni dei professori ma soprattutto con gli interventi dei tanti ospiti chiamati a testimoniare dalla loro posizione di grandi buyer i casi concreti attraverso cui la catena oggi opera.

Più sostegno, meno sfruttamento del potere negoziale

La catena ha cominciato a funzionare in modo diverso negli ultimi due anni, qualcuno lo ha detto esplicitamente, perché se all’origine gli accordi finanziari tra grandi imprese (clienti) e piccole imprese (fornitori) erano un altro modo per realizzare profitti o gestire efficacemente la tesoreria, in presenza dell’attuale credit-crunch, che le stesse grandi imprese hanno definito impressionante, ora i grandi buyer hanno capito la necessità di sostenere e proteggere i loro buoni fornitori. Questo è stato sottolineato dagli uomini degli acquisti di Vodafone e Prysmian, raccontando che a causa delle restrizioni del credito troppe piccole imprese stanno fallendo o andando in crisi e che sempre più fornitori si rivolgono alla grande impresa per avere finanza. In questo contesto gli accordi di ‘reverse factoring’ utilizzati da molte grandi aziende per mezzo delle società di factoring, stanno sostituendosi al polmone sfiatato del credito bancario, ma in alcuni casi non bastano e occorrono interventi diretti.

Paolo Rangoni di Carrefour ha sottolineato come il problema sia critico sulle imprese minori (ad esempio i trasportatori) e sui nuovi (spesso giovani) imprenditori, che vorrebbero aprire punti vendita affiliati al gruppo francese ma non trovano le fideiussioni bancarie necessarie a garantire un mese di acquisti da Carrefour. Si è persino spinto a dire che Carrefour segue da vicino le informazioni dei loro fornitori per capire se si stiano avviluppando in un percorso di crisi finanziaria, dimostrando persino più attenzione al rischio del sistema bancario. Il sistema bancario -presente all’incontro- è stato il grande accusato della mancanza di liquidità che si è innescata nel mercato italiano e che ha portato il ciclo cash-to-cash (dal pagamento del fornitore all’incasso dal cliente) da 6,2 giorni a 31,4 giorni in soli 10 anni (vedi grafico sul campione delle prime 2.035 imprese italiane).

C’è stato chi come Marco Salutari di Birra Peroni ha raccontato come l’utilizzo di una carta di credito abbia facilitato l’accesso a un po’ di microcredito da parte dei piccoli operatori del settore ristorazione e chi come Patrizia Carraro di Whirlpool ha valorizzato l’utilizzo di accordi di factoring con i fornitori in un settore (vedi grafico) che sta soffrendo enormemente della crisi di liquidità. Un settore che in spregio a qualsiasi direttiva sui pagamenti a 30 giorni mostra una media di pagamento a ben 150 giorni (si può davvero considerare che 150 giorni per saldare una fattura non siano eccessivi in base alla legge in vigore?).

Anche nel settore alimentare si paga a 155 giorni medi, 150 nell’automotive e nella grande distribuzione al dettaglio pur in presenza di incassi a 20 giorni i fornitori sono pagati a 95 giorni. Anche questo spiega la difficile situazione di liquidità del mercato italiano. C’è stato poi chi ha puntato l’indice sullo scarso grado di sviluppo tecnologico e normativo del sistema bancario-finanziario che rimane ancorato alla fisicità della vecchia cara fattura (titolo di credito) per finanziare le imprese, ignorando i progressi tecnologici nella digitalizzazione del ciclo attivo dall’acquisto, all’ordine, al contratto quadro che potrebbero essere facilmente utilizzati dal sistema bancario per concedere finanziamenti con un elevato grado di sicurezza e aggancio alla transazione commerciale sottostante. Un’osservazione da parte del rappresentante di Bravo Solution, una delle società italiane di successo nella creazione di processi digitalizzati per gli acquisti, che ha grande fondamento.

Il quadro che ne è uscito conferma da un lato la grande difficoltà della gestione finanziaria delle piccole imprese, la consapevolezza diffusa che il sistema bancario non è più in grado di fare da polmone finanziario per le piccole imprese il cui profilo finanziario sia debole (tutti si aspettano una prosecuzione del credit-crunch anche nel 2014) e dall’altro la presenza di grandi spazi per soluzioni innovative che inserendosi all’interno del ciclo commerciale delle imprese (B2B) possono portare concreti benefici finanziari al di fuori dello sfiatato circuito bancario. Uno spazio che all’estero è stato già visto e occupato (vedi “La finanza alternativa che cresce e corre“) mentre in Italia è ancora in attesa di nuovi attori.

Fabio Bolognini

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