I primi sei mesi di fatturazione elettronica mostrano che le PMI italiane sono pronte per la digitalizzazione

Lo attesta il Polimi, nel suo Osservatorio. Secondo Workinvoice, è una buona notizia che può innescare la rivoluzione digitale delle imprese. Facendo da boost per l’invoice trading

A cura di Fabio Bolognini, Co-founder di Workinvoice

La fatturazione elettronica? I primi sei mesi di applicazione ne hanno decretato il successo. Questo, in estrema sintesi, è il bilancio che ne fa il Politecnico di Milano nell’Osservatorio Fatturazione Elettronica & e-commerce B2B.

Una notizia che non può che farci piacere, per almeno due motivi. Innanzitutto perché è il primo passo per una reale digitalizzazione delle imprese, che stanno imparando a trattare le fatture come documenti immateriali, attivando così un cambiamento culturale che favorisce la trasparenza e la rapidità – due capisaldi del Fintech sin dai suoi albori. Il secondo motivo è che questo sistema più trasparente, efficiente e controllato può dare un’ulteriore spinta al settore dell’invoice trading. Infatti, il passaggio della fattura attraverso l’Agenzia delle Entrate, che la approva dotandola di una sorta di bollino di qualità, implica una riduzione del rischio di credito complessivo: questo consente di applicare condizioni di prezzo migliori ai clienti da parte delle piattaforme come Workinvoice, che dunque possono ampliare il proprio bacino di utenza e vedono aumentare la propria redditività.

Il bilancio dei primi sei mesi di fatture elettroniche

Ma vediamo quali sono i numeri registrati dal Polimi: le fatture elettroniche emesse nei primi sei mesi sono state 854 milioni, di cui il 54% rivolte a imprese, il 2% alla pubblica amministrazione e il 44% a privati. Sono state inviate da 3,2 milioni di partite IVA (il 64% delle imprese italiane, più dei 2,8 milioni di imprese soggette all’obbligo). Soltanto il 3% (25 milioni) delle fatture è stato scartato dal sistema di interscambio (SDI). Quasi due terzi delle fatture inviate provengono dai settori del commercio all’ingrosso e al dettaglio (28%), utility (19%) e servizi (17%). Più della metà delle fatture è stato inviato da aziende con sede in Lombardia (34%) e nel Lazio (22%), solo il 12% viene dall’area Sud e Isole.

Dall’indagine condotta su un campione significativo di PMI destinatarie della normativa, ne risulta che i benefici più importanti hanno riguardato il processo di ricezione delle fatture (menzionato da oltre metà delle imprese), la maggiore velocità della registrazione delle fatture (menzionato dal 33% delle grandi imprese e dal 31% delle PMI), la semplificazione della fase di verifica della fattura (21% del campione) e del processo di approvazione del pagamento (20% e 14%). Rilevante per noi di Workinvoice è il fatto che i benefici riguardino la riduzione dei tempi di pagamento (19% e 14%) e la più rapida riconciliazione dei pagamenti (25% e 19%).

Italia, all’avanguardia in Europa

L’Italia, ne avevamo parlato qui, è stato il primo Paese in Europa ad adottare l’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica – con l’unica eccezione del Portogallo. L’adesione di più PMI di quante fossero obbligate è un segnale molto incoraggiante, perché “la fatturazione elettronica non è la trasposizione digitale di un documento o di una attività ma un nuovo modello organizzativo che può costituire un fattore di innesco nella digitalizzazione dei principali processi tra aziende, ma anche tra aziende e Pubblica Amministrazione e nel dialogo con i cittadini”, per dirla con le parole di Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. Dunque, è probabilmente il segnale che la rivoluzione culturale è possibile.

La fattura come dato

Certamente, la fatturazione elettronica in prospettiva offre alcune opportunità di miglioramento ai processi aziendali soprattutto in termini di controllo di gestione, ma anche di efficienza generale e dunque di competitività. Ed è ancora Polimi a indicare tra i vantaggi futuribili “la possibilità di ottenere più velocemente finanziamenti sulle fatture da parte di piattaforme dedicate alla supply chain finance grazie al miglioramento dei rating sui fornitori”. A patto di riuscire ad andare oltre al semplice adempimento normativo e a dotarsi di strutture che consentano una programmazione e una visione a lungo termine, quella rivoluzione culturale che dovrebbe portare naturalmente le piccole imprese italiane verso il digitale. Infatti, attualmente, per richiedere l’anticipo fatture in banca è necessario produrre un documento cartaceo, mentre per farlo su una piattaforma di invoice trading, il cartaceo deve essere trasformato in un dato – un lavoro che compiono le stesse piattaforme. Il formato richiesto dalla norma è invece esso stesso un dato e dunque rende possibile abbattere le ore-uomo impiegate dal portale per la lavorazione di ogni pratica.

Rischio sotto controllo

La digitalizzazione comporta anche un miglior controllo del rischio e dunque un generale abbattimento dello stesso. Nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate approva la fattura elettronica che gli viene inviata tramite il sistema di interscambio (SDI), restituisce una ricevuta che attesta una sorta di controllo qualità. In qualche modo valida la fattura che, dunque, quando viene trasmessa al marketplace di invoice trading è già pronta per essere lavorata senza che ci sia la necessità di ulteriori controlli. In questo modo si riduce il rischio e si allarga il mercato, migliorando il pricing grazie a un portfolio di fatture scontate con un profilo di rischio migliore.

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