Marketing digitale perché investire

Perché le aziende dovrebbero investire in marketing? Ecco i consigli di Digital Angels

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Tempo di lettura: 3 minuti

La mission di Workinvoice è quella di sostenere le imprese. Lo facciamo ogni giorno attraverso i nostri servizi di anticipo fatture, ma lo facciamo anche attraverso questo blog (specialmente in un periodo complicato come quello che l’Italia sta vivendo in questi mesi) cercando di dare consigli che possano accompagnare le PMI verso la ripresa. E proprio una delle attività che possono dare una spinta al business di ogni impresa è il digital marketing. Ne abbiamo parlato con Fulvio Di Giangiacomo, Digital Consultant & Team Leader presso Digital Angels, agenzia indipendente di digital marketing specializzata nell’offerta di servizi di Digital Advertising. Ecco cosa ci ha risposto.

In un momento di difficoltà così grande – a livello sociale ed economico – investire in comunicazione/marketing potrebbe sembrare superfluo o il primo taglio da fare. È così?

Il marketing digitale è assimilabile a una scienza: i suoi risultati sono tangibili, misurabili e replicabili. Se a prima vista non investire sul marketing e sulla comunicazione può sembrare semplicemente un taglio di costo, in realtà andando a vedere i risultati che si possono ottenere grazie al marketing, rinunciare a questo tipo di investimento significa ridimensionare la possibilità di entrate future. Anche perché se ora siamo nell’occhio del ciclone, dobbiamo comunque cominciare a pianificare la ripartenza, facendoci trovare preparati e operativi per quando questo momento sarà solo un brutto ricordo.

Quali sono i consigli che daresti alle aziende in questo momento particolare in termini di marketing?

Siamo in una fase di riorganizzazione e la parola chiave di questo momento è pianificazione. Bisogna pensare a un piano, a una strategia a medio-lungo termine: ma per capire come guardare al futuro, possiamo prendere spunto dal passato. Molti economisti associano questa crisi a quella degli anni Venti e c’è un caso famoso di quell’epoca che spiega meglio questo concetto di pianificazione. C’era un marchio che si chiamava Post, ed era il produttore leader di cereali negli Stati Uniti. A causa della crisi decise di tagliare significativamente tutti gli investimenti di marketing e promozione. Nello stesso periodo di crisi, un altro player, invece, li aumentò del 50%: era Kellog’s. Inutile dire che oggi tutti conosciamo Kellog’s ma nessuno si ricorda di Post.

Come dovrebbe agire allora un’azienda?

Dal momento che la prevedibilità è ai minimi storici, il suggerimento migliore che mi sento di dare è quello di pianificare un corollario di soluzioni per il futuro – aggiustandole e correggendole di volta in volta in base alle esigenze. Purtroppo non esiste la ricetta ideale. Il lato positivo del digital marketing è che è misurabile, e quindi può essere sempre essere “tenuto sotto controllo”, permettendo di cambiare strategia anche in corsa.

Ogni settore ha caratteristiche ed esigenze diverse. Come si stabiliscono i mezzi migliori per comunicare e fare marketing se non c’è una ricetta uguale per tutti?

La crisi ovviamente impatta diversamente sui vari settori. Ognuno deve tenere traccia di questo impatto e capire che cambiamentofare: per il B2B, per esempio, lo switch da fare è verso il digitale. Da tempo abbiamo iniziato un percorso di Digital Transformation insieme a molte compagnie. Abbiamo stabilito alcuni obiettivi e programmato le azioni da eseguire per raggiungerli. Poi è arrivato il Coronavirus e ha stravolto tutto. Il mio consiglio è di non sottovalutare la mole di dati che già si possiedono: le aziende conoscono il proprio consumatore e il proprio target e devono lavorare su questo. D’altra parte, però, questo è anche il momento di allargare e diversificare il proprio target, e il digitale è un’occasione propizia per farlo.

Per un’azienda il cui core business non ha niente a che vedere con il marketing e con il digitale fare questo, però, è difficile…

Bisogna fare talent scouting all’esterno. Non solo a livello di operatività, ma anche di consulenza. Affidarsi a consulenti esterni permette di confrontarsi con persone più esperte di noi in materie che non sono il nostro core business. Questa fase storica sarà caratterizzata da apertura e collaborazione: è impensabile affrontare tutto da soli.

Cosa dovrebbe comunicare in questo momento un’azienda?

Se durante la fase 1 il tema più importante è stato quello della sicurezza, adesso forse le cose incominciano a cambiare. Ovviamente ogni azienda ha le sue esigenze specifiche, ma io riporterei il baricentro su quello che fa la propria azienda, sul proprio brand mantra. È importante soprattutto che sia chiaro chi siamo e cosa facciamo, chi ascolta potrà solo che apprezzare un simile approccio.

Come si può costruire un messaggio di questo tipo?

Dobbiamo partire da una riflessione sulla situazione attuale per poter realizzare una comunicazione di tipo informativo. Torniamo a riflettere su ciò che facciamo, analizzando ciò che è successo e cercando di immaginare come costruire un nuovo punto di contatto con i nostri utenti.

Dobbiamo aspettarci uno spostamento totale sul digitale?

L’online e l’offline sono due canali che vanno integrati in maniera coerente e con un piano d’azione ben definito. Non basta dire “digitale”, serve una visione a 360°. È uno switch economico, professionale e sociale quello che va fatto, ma deve essere chiaro anche che senza il marketing sarà difficile da capitalizzare. Bisogna essere dinamici e innovativi per sperare di essere pronti a tutto quello che ci attenderà.

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