Meno credito commerciale e le PMI soffrono

Articolo di Fabio Bolognini

24 giugno 2016

Le nostre banche sono diventate recentemente molto attente nel divulgare statistiche sulle nuove erogazioni difinanziamenti a medio-termine denunciando percentuali di crescita notevoli. Il riscontro finale sulla quantità di credito a medio-termine erogata complessivamente rimane sostanzialmente invariata (512 miliardi a fine febbraio 2016 contro 508 miliardi a inizio gennaio 2015 o 509 miliardi a fine 2013) confermando che il rapporto tra nuove erogazioni e rientri rimane neutro.

Poco o nulla si dice sul credito a breve termine che invece continua a ridursi come attestato dai dati forniti dalla Banca d’Italia sui prestiti alle imprese, illustrati nel grafico, si passa in due anni da 312 miliardi a 279 a fine febbraio 2016.

working capital

La riduzione del credito a breve può avere una componente accettabile e una invece negativa:
– la prima è la riduzione degli scoperti di conto corrente, usati troppo spesso dalle imprese al posto di strumenti di tipo diverso e oltretutto molto costosi.
– quella negativa è invece il credito concesso per scopi commerciali per finanziare le vendite e i crediti commerciali nel paese, lo ricordiamo ancora una volta, che ha ancora nel 2016 i tempi di pagamento più lunghi dell’intera Europa (vedi grafico).

intrum epr 2016

riduzione credito autoliquidante

Solo in Piemonte, Umbria e Abruzzo si sono registrati segni positivi nel 2015, nelle altre regioni ancora riduzioni. Nello stesso periodo il PIL è sceso dell’1,3% e la domanda interna dell’1,6%, per cui è difficile correlare la drastica riduzione del credito commerciale al calo complessivo di fatturato delle imprese, più probabile l’associazione della riduzione al credit-crunch bancario e all’aumento di rischiosità delle imprese. Il famoso cavallo che non beve è anche in base a questi dati una vera e propria fantasia.

Ha forse contribuito anche un fattore molto tecnico per le banche. Gli scoperti di conto corrente e i finanziamenti commerciali sono difficilmente trasformabili in titoli (attraverso operazioni di cartolarizzazione) da portare alla BCE in garanzia per ottenere liquidità. Più facile farlo con i mutui.

Comunque sia la riduzione assoluta di 32 miliardi del credito a breve in 26 mesi e la componente di credito autoliquidante calata mediamente del 25% sono segnali gravi per la capacità delle PMI di sostenere un capitale circolante gravato da tempi di pagamento lunghissimi.

Vuoi saperne di più?

Mandaci una mail e ti risponderemo al più presto. Altrimenti prenota una telefonata e ti chiameremo noi.

Contattaci via mail o Prenota una telefonata