La trasformazione digitale è un affare anche per le PMI

31 luglio 2017

Benefici tangibili, misurabili. E soprattutto raggiungibili anche da quella categoria di organizzazioni, le piccole e medie imprese, che storicamente hanno un rapporto con l’innovazione tecnologica non particolarmente felice. Il rapporto fra le Pmi e la trasformazione digitale (e gli strumenti e i servizi attraverso la quale cavalcarla) è ancora contrastato. Acerbo, potremmo anche definirlo. La speranza, per le sorti delle stesse piccole e medie imprese, è che questo rapporto maturi in fretta e che soprattutto maturi consapevolmente.

Partiamo dallo scenario, aiutandoci con i dati di una ricerca condotta da Idc, per conto del gigante del software tedesco Sap, su 3.900 decisori di aziende di 13 diversi Paesi, Italia ovviamente compresa. Quattro Pmi su cinque strizzano in modo molto interessato l’occhio al fenomeno in questione e riscontrano vantaggi immediati nel momento in cui intraprendono un percorso di rinnovamento in chiave digitale. Solo il 7% del totale delle organizzazioni oggetto di indagine, però, è andato oltre un primo livello di integrazione, utilizzando in tempo reale le informazioni per l'ottimizzazione dei processi e dei flussi di lavoro e massimizzando di conseguenza i risultati di business. Meno di un’azienda su dieci, dunque, ha saputo trarre beneficio dall’utilizzo delle tecnologie per modificare il proprio modo di operare. A tutti i livelli, dalla fabbrica all’ufficio contabilità.

Di fotografia a luci e ombre si deve dunque parlare, fermo restando il fatto che, come dimostra lo studio, il cantiere è aperto. Il 44% delle imprese sta infatti investendo in soluzioni digitali per sostenere e migliorare in modo immediato i processi aziendali; al crescere delle dimensioni dell’azienda aumenta invece la convinzione che la partecipazione attiva nella digital economy sarà essenziale per la sopravvivenza dell’impresa nei prossimi tre-cinque anni. Di questo avviso sono quasi la metà delle aziende campione fra 500 e 999 dipendenti mentre solo poco più di un terzo (il 38,2%) lo sono quelle con meno di 100 addetti.

La ricetta per i piccoli imprenditori italiani

Se quello sopra descritto è lo scenario, come va interpretata allora la relazione esistente fra innovare (in digitale) e sopravvivere per le Pmi italiane? Come, ancora più concretamente, un imprenditore può attivarsi sul fronte del digitale per sostenere la competitività della propria azienda? Una chiave di lettura può essere la seguente: se una piccola e media impresa punta a massimizzare crescita e redditività per continuare a operare sul mercato di competenza, la trasformazione digitale potrebbe rapidamente entrare a far parte dei costi di gestione del proprio business.

In altre parole, quelle realtà, anche ben inferiori ai 100 addetti in organico, che investono in tecnologie e servizi digitali si “regalano” opportunità uniche per aumentare la propria efficienza, accedendo a strumenti e funzionalità che una volta non erano alla portata delle realtà più piccole. Non si parla di intelligenza artificiale, di algoritmi avanzati per gestire i Big Data o altre tecnologie avanzate che interessano soprattutto le imprese più grandi e con una disponibilità di risorse importante.

Per compiere i primi passi verso la trasformazione è necessario puntare in primo luogo su soluzioni che permettono di rendere più fluide le procedure, in modo trasversale a tutta l’organizzazione. Parliamo di software collaborativo e quindi di strumenti che permettono una più facile condivisione delle informazioni (dalle soluzioni di messaggistica unificata e di videoconferenza a quelle di archiviazione dei dati online nel cloud), di applicazioni di Crm per la gestione del parco clienti, di piattaforme per sfruttare il canale e-commerce e anche di servizi avanzati per la gestione del credito.

Il problema di risorse finanziarie non adeguate, come conferma un recente studio a firma di Lenovo, è però un cruccio degli It manager italiani: uno su quattro ritiene la scarsa capacità di spesa come il principale ostacolo alla trasformazione digitale, unitamente alla limitata disponibilità di competenze tecniche del personale. Affermare che l’adozione di soluzioni innovative porti a raggiungere o a superare sempre e comunque le aspettative rispetto agli investimenti tecnologici effettuati è quindi improprio. E magari anche poco veritiero. Statisticamente parlando, questo ci dicono diverse ricerche in tema di trasformazione digitale, la maggior parte delle aziende riesce però a centrare l’obiettivo sfruttando i benefici legati alla digitalizzazione. Che si parli di miglioramento del customer service o di un accesso migliore alle informazioni, di aumento delle vendite e della produttività o di diminuzione dei costi importa relativamente.

Il punto di partenza, comune a tutte le aziende, anche le più piccole, non può che essere di metodo. E di visione strategica. Come dicono gli analisti, la vera sfida è quella di realizzare una connessione tra le differenti soluzioni tecnologiche che si vanno ad utilizzare (a qualsiasi livello dell’organizzazione) per massimizzarne l’impatto. La vera trasformazione digitale consiste quindi nel saper trasmettere, attraverso processi automatizzati e più agili, le informazioni ad ogni livello, dal cliente ai soci dell’azienda fino ai dipendenti. Le imprese che adottano questo approccio tendono a crescere più velocemente e ad avere più successo in un ambiente competitivo in continua evoluzione. Sembra una frase fatta, e per certi versi pure lo è, ma è uno dei principi alla base del cambiamento in chiave digitale. Che nessuno può sottovalutare.

Vuoi saperne di più?

Mandaci una mail e ti risponderemo al più presto. Altrimenti prenota una telefonata e ti chiameremo noi.

Contattaci via mail o Prenota una telefonata