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L’invoice trading? È più bravo del mercato a selezionare fatture di qualità

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Tempo di lettura: 3 minuti
I ritardi gravi nei pagamenti rilevati da Cribis nel complesso delle aziende italiane sono il 12,7% a fine settembre. Contro l’1,3% delle potenziali insolvenze registrate sul marketplace di Workinvoice. Una chiara dimostrazione che il FinTech crea sistemi virtuosi

a cura di Matteo Tarroni, Co-founder e CEO di Workinvoice

Uno dei maggiori vantaggi che il FinTech offre rispetto alla finanza tradizionale è il suo forte contenuto di tecnologie avanzate. Che rendono possibile costruire processi completamente digitali, fruibili da remoto, in automatico e con una sensibile riduzione del rischio per tutte le parti in causa. Le FinTech in generale, e Workinvoice in particolare, hanno messo a punto sistemi di monitoraggio e valutazione del rischio sofisticati e granulari al punto da non lasciar sfuggire quasi nulla. Questo è possibile perché abbiamo investito sia nella componente più prettamente tecnologica, sia in quella umana: grazie alla provata esperienza dei nostri risk officer, siamo in grado di individuare problemi collegando informazioni che i modelli tradizionali di analisi del rischio non prendono nemmeno in considerazione.

Il risultato è che le fatture scambiate sul marketplace sono di alta qualità, perché scegliamo solo quelle di aziende puntuali e virtuose che, a fronte di una parte di imprese su cui si rilevano cattive abitudini di pagamento, sono ancora piuttosto numerose. Siamo cioè capaci di selezionare le migliori occasioni di acquisto sul mercato per i nostri investitori istituzionali che, se pescassero nel mare magnum di tutti i crediti commerciali italiani, avrebbero maggiori possibilità di incappare in crediti insolvibili.

Le fatture scambiate nel marketplace sono di elevata qualità

I numeri non mentono. I nostri crediti a elevata probabilità di default sono pari a un decimo di quelli del mercato italiano registrati nell’ultimo Studio sui Pagamenti di Cribis. Workinvoice considera a elevata probabilità di default le fatture non ancora pagate dopo 90 giorni. Ebbene, alla fine del 2019, la percentuale di fatture che registravano ritardi notevoli sulla nostra piattaforma era dell’1,6%; al 31 maggio 2020 – data che scegliamo per indicare la fine del lockdown – la percentuale era dell’1,1%. Infine, al 30 ottobre era all’1,3%. Scostamenti piccoli che indicano la qualità del nostro sistema di risk management e giustificano la fiducia da parte degli investitori anche in una fase così delicata per i pagamenti.

La fotografia dei pagamenti italiani (dati Cribis)

Lo Studio Pagamenti 2020, recentemente pubblicato da Cribis, mostra a tutto giugno un leggero peggioramento di quelle che sono le performance dei pagamenti alla scadenza in tutta Europa, soprattutto in Paesi come Irlanda (-17%), Romania (-7%) e Spagna (-3%). Quanto all’Italia, la quota di aziende che registrano ritardi gravi nei pagamenti è, a fine settembre, del 12,7%. Rispetto al quarto trimestre 2019, si è registrata una crescita del 21% sui pagamenti in ritardo oltre i 30 giorni, in netto peggioramento rispetto alla stabilizzazione attorno al 10% registrata negli ultimi anni.

Pagamenti: Trend ritardi gravi – Italia 3Q     Fonte: Studio Pagamenti 2020

Nelle ultime edizioni dello Studio Pagamenti, Cribis dava una visione dell’Italia come di un Paese in miglioramento: la pandemia ha sparigliato le carte restituendoci un panorama in cui ci dovremo aspettare impatti importanti per quelle che sono le insolvenze nei prossimi mesi e nel prossimo anno. Cribis rileva anche un segnale positivo, in particolare nelle aziende più virtuose: un forte investimento nel proprio ecosistema di relazioni con clienti, fornitori, distributori e partner, fondamentale per la vita e la sopravvivenza dell’azienda. Un sistema di relazioni che è lo stesso che viene promosso dalle piattaforme d’invoice trading e che si instaura automaticamente nella gestione delle cessioni.

I dati sui pagamenti come nuovo strumento per valutare la salute delle imprese

Il Covid ci sta insegnando che i modelli tradizionali di analisi del rischio hanno sempre meno efficacia. Chi volesse oggi misurare il merito di credito di un’azienda secondo i parametri classici di bilancio avrebbe a disposizione il bilancio 2019, che fotografa una situazione vecchia e non tiene per nulla in considerazione il fatto che nel frattempo molti parametri della solidità economico-finanziaria siano cambiati: i dati di bilancio di quel periodo, ovviamente, non rappresentano come l’azienda ha reagito alla crisi pandemica. Lo stesso credit manager che nel 2021 dovrà valutare il merito di credito di un’azienda guardando il bilancio del 2020 (il peggiore di un decennio almeno) non avrà una fotografia affidabile della salute dell’azienda. Ed è chiaro che se togliamo dai modelli di analisi del rischio due anni interi di bilancio, il lavoro del credit risk manager diventa molto difficile.

Su quali altre informazioni basare le valutazioni di rischio? In soccorso arriva il grande bacino dei dati sull’andamento di pagamenti e incassi, a disposizione di pochissime società tra cui CRIBIS. Sono dati puntuali e tempestivi che, come abbiamo visto, fotografano meglio la condizione delle aziende facendo emergere eventuali criticità, ma anche aspetti positivi. I dati sui pagamenti ci indicano che molte aziende stanno riprendendo rapidamente quota nei volumi di fatturato e di incasso, ma questo miglioramento non sarà catturato dai sistemi classici di risk management basati sulle voci del bilancio. Chi opera sulla frontiera avanzata del Risk Management e vuole fare uso efficace della tecnologia non può fare a meno dei dati sui pagamenti. Questo sia qualora nel next normal questa emergenza continui, sia che alla fine dell’emergenza ci si trovi a valutare l’impatto a medio termine sulle performance di grandi e piccole società.

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