I pagamenti tra aziende? Sono più puntuali. Ma per le Pmi una strada innovativa (per avere liquidità) è obbligatoria

28 agosto 2017

Secondo l’Osservatorio Cerved, nel primo trimestre del 2017 i giorni di ritardo nei pagamenti fra imprese hanno raggiunto il livello minimo degli ultimi cinque anni: la media è di due settimane, contro i 21 giorni del 2013. Tra gennaio e marzo, questo sentenzia lo studio elaborato dal gruppo milanese, per ricevere il saldo di una fattura sono serviti in media 72,6 giorni rispetto ai quasi 75 dello stesso periodo dell’anno scorso e gli 80 del 2012. Buone notizie per le Pmi, dunque, perché se a livello nazionale si registra un miglioramento generalizzato delle abitudini di pagamento ne beneficia tutto il sistema, per quanto le differenze fra le varie aree del Paese sono evidenti. Nel Mezzogiorno i ritardi superano infatti ancora le tre settimane, nel Centro Italia si va di poco oltre i 18 giorni mentre Nord-Ovest e Nord-Est si contendono il primato di macroarea più rapida nei pagamenti e con minori ritardi (siamo poco sopra i dieci giorni medi).

Se la tendenza espressa dai numeri sui pagamenti B2B lascia ben sperare, l’accesso al credito per le piccole e medie imprese che vogliono investire per “regalarsi” nuove opportunità di ricavi rimane un problema. Anche perché le Pmi pagano notoriamente pagano più velocemente e incassano più lentamente rispetto alle grandi imprese.
L’onda lunga della crisi economica e delle crisi bancarie ha innescato un meccanismo difensivo nel sistema bancario (che potrebbe anche peggiorare con i nuovi criteri di Basilea e di valutazione dei rischi) e richiedere liquidità per una piccola e media impresa non è (da tempo) operazione certo semplice. Da qui l’obbligo, per molte Pmi, di ricorrere maggiormente a formule di finanziamento non tradizionali.

L’anticipo fatture emesse verso altre aziende è tradizionalmente la forma più diffusa e praticata per avere liquidità dalla banca. Permette di azzerare i tempi di incasso dei crediti commerciali pendenti, senza dover aspettare i canonici 60/90 giorni e più previsti per l’incasso effettivo, ma nasconde delle insidie, spesso valutate con eccessiva superficialità dalle imprese. Quali?

La più grande riguarda il rischio di revoca della linea di credito in presenza di ritardi eccessivi rispetto ai termini di pagamento pattuiti (questo spiega l’importanza dei ritardi evidenziata all’inizio) o di un grado eccessivo di utilizzo dei fidi. L’anticipo fatture infatti comporta per la banca un rischio (e un costo) basato sui parametri della piccola impresa venditrice. In secondo luogo vanno tenuti in considerazione i limiti insiti nel contratto di anticipo fatture, che riguardano una percentuale massima di concentrazione per singoli clienti/debitori. Infine il capitolo costi spesso non prevedibili a causa delle numerose tipologie di commissioni applicate. Cosa significa questo? Significa che le Pmi interessate da una crescita dei ricavi si trovano spesso con fidi o linee non sufficienti a supportare tale crescita: ugualmente le imprese che lavorano con uno o pochi grandi clienti si trovano a fronteggiare i limiti di concentrazione imposti e devono rinunciare ad anticipare fatture. Come aggirare allora le difficoltà imposte dall’atteggiamento sempre più prudenziale tenuto da molti istituti, giustificabile per certi versi dagli oltre 200 miliardi di euro di crediti in sofferenza oggi esistenti in Italia?

Il factoring offre una combinazione di servizi finanziari e di gestione del credito che consente alle Pmi di valorizzare in chiave finanziaria il proprio portafoglio crediti e di supportare la crescita commerciale. Tuttavia non si cedono singoli crediti, ma interi pacchetti di crediti commerciali presenti e futuri, con contratti vincolanti nel medio periodo. La fatica con la quale le banche hanno erogato finanziamenti alle imprese negli ultimi anni ha contribuito ad aumentare il ricorso al factoring da parte delle Pmi. Nel nostro Paese questo fenomeno è stata fotografato da un recente rapporto Assifact (Associazione Italiana per il factoring), secondo cui l’Italia è il quinto mercato al mondo (dopo Regno Unito, Cina, Francia e Germania) per un volume d’affari pari al 12% del Pil generato da 30mila imprese che lo hanno già utilizzato per finanziarsi e per ottimizzare la gestione del capitale circolante. Nei primi cinque mesi di quest’anno, la crescita del factoring ha subito un’ulteriore accelerazione del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2016, per un valore complessivo di 81 miliardi di euro, mentre la stima per l’intero 2017 parla di un incremento del 7,8%, percentuale nettamente superiore allo 0,35% previsto per la media globale e al 2,31% per l’Europa. Come per l’anticipo fatture, anche il factoring presenta però incognite, procedure burocratiche spesso onerose in termini di tempo e, sotto il profilo dei costi, commissioni complesse e costose.

Un’alternativa a questi strumenti tradizionali, e molte Pmi lo stanno scoprendo, esiste e altro non è che il frutto dell’innovazione che le tecnologie digitali stanno rivoluzionando anche il mondo finanziario. Le piattaforme di invoice trading (o invoice financing) sono la risposta “digital” ai canali di finanziamento tradizionali per monetizzare in tempi rapidi i crediti commerciali appena si creano con la fatturazione. Consentono di vendere le fatture all’asta, in un mercato accessibile online, a investitori professionali che prendono il posto delle banche; non vincolano prioritariamente la vendita della fattura al rating creditizio dell’azienda cedente ma puntano soprattutto sul livello di solvibilità del debitore; non hanno limiti di concentrazione né richiedono garanzie personali. Infine particolare non trascurabile, offrono i propri servizi a costi molto semplici e trasparenti fin da subito.

Superare i tanti vincoli che regolano l’attività delle banche è quindi possibile e i vantaggi offerti alle aziende dalla cessione delle fatture online vanno nella direzione di incontrare le esigenze più pratiche degli imprenditori: semplicità, velocità e flessibilità del mezzo. Si sceglie liberamente quando e quali delle proprie fatture cedere a seconda delle necessità, vengono meno vincoli tecnici che spesso costituiscono ostacoli insuperabili per le imprese (garanzie, ipoteche o fidejussioni, castelletti e fidi) e si premia il valore del cliente con cui lavora la Pmi. Le imprese, sane e con prospettive di sviluppo espresse dai contratti con i clienti, che scontano ancora tensioni finanziarie non possono permettersi di trovare porte chiuse nel credito e perdere slancio nel proprio business. La finanza digitale offre loro una possibilità di avere un’alternativa, le piattaforme di invoice trading sono assai spesso la risposta a questa esplicita esigenza.

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