E’ ufficiale: meno credito alle piccole imprese

Articolo di Fabio Bolognini

12 marzo 2017

La crescita dei marketplace lending che sta avvenendo in Italia non è che uno degli effetti del forte razionamento del credito subito dal 2011 dalle piccole imprese e da una parte delle medie. Nel caso dell’invoice trading la drastica riduzione operata dalle banche sul credito a breve delle PMI - pari al doppio di quanto avvenuto sui finanziamenti oltre i 12 mesi - è sicuramente una delle ragioni che spingono gli imprenditori a cercare liquidità sul nostro mercato innovativo. Grazie a una ricerca pubblicata poche settimane fa dalla Banca d’Italia, e commentata in questo articolo, ora giunge la conferma ufficiale che le piccole imprese hanno maggiori difficoltà di accesso al credito, non soltanto per la loro maggiore fragilità finanziaria, ma anche per un minore interesse del sistema bancario a fornire loro i finanziamenti. Il costo del servizio alle micro e piccole imprese eccede i ricavi conseguibili. Non è così per le piattaforme che grazie a tecnologia e processi possono offrire soluzioni efficaci a basso costo operativo. Un trend che ha elevata probabilità di continuare e accentuarsi.

"Nel 2015 i prestiti bancari sono cresciuti per le imprese di maggiore dimensione mentre hanno continuato a contrarsi per quelle più piccole; questo divario si osserva anche per aziende appartenenti allo stesso settore di attività economica o con condizioni di bilancio simili. Stime econometriche confermano che, a parità di numerose caratteristiche di impresa (redditività, liquidità, dinamica del fatturato, spesa per investimenti, settore di attività economica e area geografica), il credito si è ridotto soprattutto per le microimprese e per le aziende più rischiose. La maggiore fragilità finanziaria delle microimprese, dovuta in particolare al più elevato indebitamento, spiega oltre il 70 per cento della differenza nel tasso di variazione dei prestiti con le grandi aziende e circa il 40 di quello con le imprese di piccola e media dimensione."

Questo paragrafo è contenuto in un paper della Banca d'Italia appena pubblicato ("Fragilità finanziaria delle imprese e allocazione del credito" di Emilia Bonaccorsi di Patti e Paolo Finaldi Russo - QEF Febbraio 2017) e rappresenta la conferma ufficiale verificata su un campione di 260.000 imprese società di capitali, di cui 197.620 micro imprese (fino a €2 milioni di fatturato) di quanto è stato ripetutamente spiegato sulle pagine di Imprese+Finanza.
working capital Lo studio dei ricercatori di Banca d’Italia attribuisce l’allocazione a sfavore delle micro e piccole imprese prevalentemente a fattori di rischio (leverage, o livello d’indebitamento):

Al rischio, soprattutto al leverage, è inoltre riconducibile un’ampia parte delle differenze tra le classi dimensionali: oltre il 70 per cento del divario tra microimprese e grandi aziende e circa il 40 per cento di quello tra microimprese e aziende di piccola e media dimensione.
La ricerca certifica anche la probabilità che una crescente avversione al finanziamento della piccola impresa da parte delle banche sia dettata da fattori diversi dalla pura valutazione del rischio:
I risultati indicano infine che vi è una componente della minor crescita del credito delle microimprese non spiegata dagli indicatori inclusi nelle regressioni. Ciò potrebbe riflettere una minore propensione delle banche a finanziare clientela di piccola dimensione a causa della maggiore incidenza dei costi fissi oppure le difficoltà ad adattare i metodi di valutazione del merito di credito basati sull’informazione qualitativa ai rilevanti cambiamenti tecnologici e regolamentari in corso. […]
Potrebbero anche incidere fattori dal lato dei costi, che rendono non adeguatamente remunerativo per le banche l’erogazione e la gestione di fidi di importo contenuto.

working capital E conferma con questo grafico che la percentuale di aziende affidate con credito in aumento sia non superiore al 40% e dal 2013 al 2015 sempre inferiore alla percentuale delle imprese con credito in riduzione, dando ragione a chi, come chi scrive qu ritiene che il credito facilmente disponibile sia concentrato esclusivamente su una fascia di imprese medio-grandi considerata di elevata affidabilità. La sintesi al lavoro dei ricercatori di Banca d’Italia non lascia molti dubbi:
A partire dal 2015 la ripresa dell’economia italiana si è associata a un lieve recupero del flusso di credito alle imprese. La capacità di accedere a nuovi finanziamenti, l’entità dei prestiti concessi e le condizioni applicate dagli intermediari sono risultate, tuttavia, molto differenziate in ragione delle caratteristiche delle aziende beneficiarie. Il credito, in particolare, è cresciuto per le imprese di maggiore dimensione mentre ha continuato a diminuire per le aziende più piccole; questo divario tra classi dimensionali si osserva anche per le imprese appartenenti allo stesso settore di attività economica o per quelle che presentano condizioni di bilancio simili.
Questi i fatti, poi ci sono le opinioni e –come è già stato fatto– occorre domandarsi se mettere a digiuno le micro e piccole imprese sia una buona soluzione per la nostra crescita economica.


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