Cribis presenta a Milano i numeri sui pagamenti: Italia regina dei ritardi gravi, ma il Fintech corre in soccorso delle PMI

Il FinTech ha la soluzione per rendere il sistema più efficiente. E nel 2019 si evolve puntando su servizi sofisticati e capacità di presidiare aree scoperte dagli operatori tradizionali. Le riflessioni di Workinvoice

A cura di Matteo Tarroni, Founder e CEO di Workinvoice

Peggiora, a causa della crisi, la puntualità nei pagamenti tra imprese italiane: i ritardi gravi (oltre i 30 giorni) sono raddoppiati dal 2010 al marzo 2019. A pagare nei tempi concordati sono solo un terzo delle imprese (35,3%), percentuale in calo rispetto allo stesso periodo del 2018 (37,2%). Oltre la metà delle aziende (53,4%) adempie i propri obblighi con un ritardo massimo di 30 giorni, mentre l’11,3% supera il mese di ritardo. Sono i principali numeri contenuti nel 15esimo Osservatorio Pagamenti di Cribis che è stato presentato oggi a Milano e a cui Workinvoice ha partecipato come relatore, provando a disegnare il modello di business del marketplace dove si transano le fatture anticipando la liquidità alle aziende, che potrebbe in qualche misura risanare questa situazione.

I ritardi gravi aumentano seguendo un trend costante

Ma andiamo con ordine, dando uno sguardo ai numeri. Il primo dato che salta agli occhi è l’aumento, dal 2010, della quota di pagamenti con ritardi gravi da circa il 5,5% all’11,3% del totale delle fatture (+106). Mentre nello stesso intervallo sono diminuiti del 5,9% i pagamenti puntuali e del 6,3% quelli con ritardi entro il mese. Anno su anno il trend è pressoché lo stesso, segno che non appare all’orizzonte alcun mutamento sostanziale: +6% per i ritardi gravi, mentre hanno perso il 5,2% le fatture evase nei tempi di scadenza. Anno su anno sono aumentati anche i pagamenti in ritardo entro i 30 giorni (+2,5).

Tutto dipende dalla grandezza delle aziende

L’Italia è composta per l’86% da microimprese (con meno di 2 milioni di euro di fatturato): ebbene la dimensione, quando si parla di pagamenti, conta. Più aumenta la dimensione delle aziende, infatti, più arretra la quota di pagamenti puntuali (sono il 36,5% per le micro e il 12,5% per le grandi). Stesso trend per i ritardi gravi: sono del 12,4% per le micro e del 5,2% per le grandi – sempre con un calo progressivo. Però, le grandi aziende pagano per l’82% in ritardo massimo di 30 giorni, contro il 52% delle micro.

Fanalino di coda in Europa, con perdite di marginalità tra uno e tre punti

Se si guarda al resto del mondo, il confronto è impietoso. I dati, su 32 paesi di cui 22 in Europa, li fornisce sempre Cribis: la Svezia è prima della classe con lo 0,4% di pagamenti in ritardo grave – che è un parametro particolarmente importante per valutare lo stato di salute di un sistema – seguita dalla Finlandia (0,8%) e dall’Olanda con (1,2%). Inutile dire che l’Italia è fanalino di coda tra le potenze europee, ma peggio fanno Croazia, Turchia, Israele, Portogallo, Romania e Grecia.

L’inefficienza del sistema italiano “incide sulla competitività di un’azienda italiana tra uno e tre punti di minor margine. Non è poco, specie in comparti concorrenziali a bassa marginalità”, così Marco Preti, CEO di Cribis.

La risposta del FinTech

Insomma, parliamo di un vero e proprio disastro per le imprese e di conseguenza per il sistema Paese. Ovviamente, il FinTech ha una risposta. Ed è quella di fornire alle imprese, segnatamente attraverso le piattaforme di invoice trading come Workinvoice, un meccanismo efficiente per il capitale circolante delle aziende.

Le aziende italiane hanno in bilancio 530 miliardi di euro di crediti commerciali (dati Polimi) che vengono finanziati solo al 25% da banche e factoring. Si calcola che il ciclo cash-to-cash, ovvero quello che porta all’incasso finale del credito, sia variabile da 14 a 152 giorni: un tempo che può essere fatale per un’attività di impresa.

Il marketplace offerto dalle piattaforme è in grado di intercettare gran parte dei crediti che restano a bilancio e inceppano gli ingranaggi delle aziende: con l’invoice trading la riduzione dei tempi di incasso arriva fino a 90 giorni e tutto questo si verifica grazie a un sistema di rete, flessibile e scalabile, che mette in diretta connessione il titolare del credito, l’azienda debitrice e il finanziatore del titolo e risolve ogni finanziamento in un tempo di 48 ore.

Il 2019 è un anno di svolta per il nostra settore, o per dirla con Deloitte, “l’anno della verità”: “Potremmo presto scoprire che il vero vantaggio dei marketplace lenders sta nell’esperienza d’uso e nella capacità di servire aree di mercato prima inevase, più che nel prezzo”. 

Verso un sistema aperto e di mercato

Da questi due elementi – esperienza d’uso e capacità di servire aree di mercato che nessuno presidia – il modello di banca del futuro avrà un’evoluzione simile a quella che hanno subito diversi settori, dall’informatica (in cui i sistemi legacy hanno lasciato il posto a strutture snelle e fruibili come un servizio, grazie al cloud), alla grande distribuzione (con Amazon), al settore dell’hospitality con AirBnb e con le piattaforme come Booking. Il FinTech trasforma quello che è sempre stato finora il business one to one della banca in una piattaforma di mercato, entrando nella quale il fruitore ha la possibilità di scegliere di volta in volta il servizio di cui ha bisogno. Dal punto di vista degli operatori di settore, accadrà quello che accade già con le carte di credito: esistono solo due grandi aggregatori che offrono lo stesso servizio a tutte le banche. Il FinTech, con le sue molte specializzazioni, sarà in grado di fornire alle nuove banche i diversi servizi, in forma aperta, dai prestiti alle imprese, all’anticipo fatture, ai pagamenti digitali.

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