Usare gli strumenti online senza paura: i falsi miti e i veri vantaggi del canale Web per il recruiting, l’e-commerce e i pagamenti

16 ottobre 2017

Le imprese italiane sono poco digitalizzate, soprattutto quelle più piccole. Ed è scarso anche l’utilizzo degli strumenti online, a causa della carenza di infrastrutture ma anche di barriere culturali. Quanto pesa questo ritardo in termini di efficienza e competitività?

Le premesse non sono confortanti, si sa: l’indicatore di digitalizzazione (DESI), calcolato nel 2017 dalla Commissione Europea sulla base di 5 dimensioni (connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione della tecnologia digitale e servizi pubblici digitali), resta basso per circa nove imprese italiane su 10, ed è generalmente correlato alla dimensione aziendale, considerato che la classe d’impresa da 10 a 49 addetti presenta livelli bassi o molto bassi di digitalizzazione nell’89,3% dei casi, rispetto a un 65,6% delle aziende con 250 addetti e oltre.
Quali siano i motivi di questa arretratezza tipica del tessuto imprenditoriale italiano è facile dirlo: il ritardo nel completamento della rete a banda larga da parte degli operatori di telecomunicazioni e la diffidenza tutta italiana nell’affidare al “cloud” (in senso lato) le proprie informazioni e i propri processi.
Sempre nel 2016, secondo l’ISTAT, il 71,3% delle piccole imprese dichiara di avere un proprio sito web, ma solo il 13,8% (appena un punto in più rispetto al 12,8% del 2015) permette ai visitatori del sito di effettuare online ordinazioni o prenotazioni dei propri prodotti; la percentuale cresce al 25% fra le aziende di maggiore dimensione. La vera e propria vendita on line è effettuata nel 2016 dall’11% delle imprese, contro il 10% del 2015. Le imprese che vendono on line per almeno l’1% del fatturato sono invece l’8% (crescita comunque significativa se paragonata al 5% del 2014). Il fatturato del commercio elettronico ammonta al 9% del totale nel 2016, contro il 7% del 2014.
Le best practice a livello mondiale, però, hanno dimostrato che attività come il recruiting, il marketing, la vendita e la ricerca di finanziamenti e liquidità hanno avuto un impulso decisivo proprio grazie a Internet e al moltiplicarsi delle relazioni che questo strumento permette.
Da uno dei tanti studi, quello del Boston Consulting Group del 2015, emerge che le PMI che usano Internet crescono più in fretta, raggiungono una clientela più internazionale, assumono di più e sono più produttive rispetto alle aziende non attive sul Web. In particolare: le PMI con attività commerciali offline e online incrementano i ricavi più di quelle che operano soltanto online o solo offline, con una forte incidenza di vendite effettuate all’estero (rispettivamente +15%, +8% e +4%). Inoltre, Internet porta a un incremento delle assunzioni per il 34% delle aziende attive online, il 65% delle quali dichiara più vantaggi in termini di produttività di quelle attive solo online (28%) o solo offline (25%).
Per quanto riguarda l’accesso al credito attraverso nuovi strumenti Web, è la crescita degli operatori fintech a parlare: solo nell’invoice trading online (cessione fatture), si è passati in soli tre anni da una a cinque piattaforme disponibili sul mercato italiano, con più di 2mila fatture cedute e un totale cumulato di risorse raccolte di 88,5 milioni di euro. Per i piccoli e medi imprenditori i vantaggi sono almeno di due ordini: maggiore flessibilità operativa (si possono anticipare anche le singole fatture) e maggior velocità (una pratica dura circa una settimana contro i due mesi medi di un finanziamento con i canali tradizionali).

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