Pighi (Tecnolux): “Vi spiego come siamo arrivati nella top list dei produttori mondiali di tecnologie per il controllo dei fari auto”

Dalla provincia veronese, al mondo: la storia di una società italiana che ogni anno cresce del 20% e investe 300mila euro in R&S. E grazie all’anticipo fattura di Workinvoice domina il fattore tempo, cruciale per la competitività  

La storia di Tecnolux è stata difficile da far comprendere agli istituti di credito. Forse non erano a conoscenza della materia, non ho una vera spiegazione in merito. Quello che so è che siamo arrivati a Workinvoice per aver riscontrato disagio nel sistema bancario veronese: nessuna banca ha creduto in questa azienda”. A dirlo è Vinicio Pighi, amministratore unico di Tecnolux che a Trevenzuolo, al confine tra Mantova e Verona idea, progetta, produce e commercializza strumenti nel settore della riparazione e revisione degli autoveicoli, in particolare apparecchi per la regolazione dei fari.

Tecnolux nasce nel 1997 da uno spin-off di un’azienda fondata da Pighi nell’85: agli inizi del 2000 si specializza sui sistemi per il controllo dei fari e assume l’attuale ragione sociale. Oggi è uno dei più affermati produttori di questo sistema per quantità di articoli prodotti e distribuzione, impiega 45 persone ed è in grado di realizzare sistemi omologati per le normative di praticamente tutto il mondo. “Lavoriamo con prodotti omologati secondo le specifiche del Ministero dei Trasporti Francese, Inglese, Tedesco. Abbiamo certificazione EAC per l’export verso i Paesi Ex-URSS. Possiamo dire di avere una visione globale del prodotto” dice l’amministratore che sul palcoscenico globale intende confrontarsi con i colossi.

Abbiamo lavorato tantissimo realizzando prodotti con marchi blasonati che vendono linee di revisione complete e sono affermati nel controllo auto a livello mondiale. Gli ultimi cinque anni di produzione ci hanno fatto raggiungere la lista dei 5 maggiori produttori mondiali. Abbiamo cominciato nell’ultimo anno la scoperta dell’estremo oriente e contiamo a breve di raccogliere i primi risultati”. Il fatturato, che per il 70% dipende dai mercati esteri è in forte crescita proprio su quei mercati: nel 2017 il consolidato si è attestato a 14 milioni e punta a quota 16 per il 2018. Un percorso di crescita che vede l’azienda segnare un tasso di incremento dei volumi del 20% annuo dal 2015, anno di svolta dopo la crisi, a cui Tecnolux non è stata certo immune.

La crisi economica è arrivata quando ancora i mercati non avevano visto la necessità di rinnovare i sistemi di controllo fari – racconta l’imprenditore – la svolta c’è stata nel 2015 con l’implementazione della normativa italiana MCTCNet2. La normativa italiana insieme a quella francese sono i due esempi di gestione digitale dei dati di prova effettuati. Ogni singola attrezzatura, ogni singolo test sul veicolo sono registrati dal Ministero dei Trasporti per un’efficace e immediato controllo”, dice Pighi che racconta come “a partire dal 2015 le case automobilistiche abbiano reso il faro parte integrante di un sistema digitale di controllo per una guida sicura su strada. Sistemi software a bordo regolano la proiezione luminosa in dimensioni e intensità per garantire una perfetta illuminazione stradale. Molti incidenti avvengono spesso a causa dell’abbagliamento causato da fari non controllati. I nuovi fari “intelligenti” trasformano il sistema analogico di controllo fari in un “sistema digitale intelligente” che può dialogare direttamente con il veicolo per controllarne la reale posizione”. Sfruttando questa intelligenza la ricerca Tecnolux ha di recente depositato due brevetti per altrettanti prodotti che trasformano il sistema di controllo fari in un sistema di “diagnosi” fari, dove le funzioni vengono monitorate elettronicamente.

Grazie alla ricerca e all’innovazione, quindi, Tecnolux partecipa al disegno di uno scenario che mette insieme Iot e sicurezza e che è in profonda evoluzione. Ma non è stato facile: “Investiamo ogni anno circa 300mila euro in R&S e non avevamo trovato un partner che accompagnasse i nostri investimenti. Allora ho iniziato a provare, con piccoli anticipi, con Workinvoice. Mi piace il metodo: noi proponiamo il nominativo del debitore e abbiamo una risposta chiara e veloce sull’ammontare che viene anticipato. La liquidità è disponibile in pochi giorni: e questa rapidità è un fattore chiave della competitivitàdice Pighi. “Se devo comprare componenti importanti all’estero e la banca mi nega l’anticipo fattura con cui pagherei l’ordine, posso avere perdite ingenti e di questi tempi non è qualcosa che una piccola impresa può permettersi”.

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