Perché anche l’Italia ha bisogno dei nuovi marketplace finanziari

3 dicembre 2015

Le difficoltà del sistema bancario si aggravano alla fine del 2015 invece di diminuire. I requisiti di capitale e gli stress test europei diventano ancora più stringenti. La crisi delle banche medie esplosa con l’azzeramento del capitale di ben 4 banche regionali, con le difficoltà di due popolari venete -che si aggiungono alla faticosa ristrutturazione di MPS e Carige- contribuiscono a rallentare la macchina del credito che non è ripartita nel 2015 nonostante l’abbondante rifornimento di liquidità alla pompa della BCE. Il buco nero delle banche regionali in crisi nelle Marche, in Toscana, in Abruzzo e nel Veneto sottrae supporto finanziario alle imprese di quei territori e in qualche modo danneggia la ripresa economica.

Subiscono questa situazione principalmente le piccole imprese, vulnerabili per una quota superiore al 50% secondo il rapporto Cerved, a causa dell’alto indebitamento, della bassa capitalizzazione e dei cashflow deboli, un mix che rende anti-economico o pericoloso il loro finanziamento da parte delle banche. Con un ROE ai minimi della classifica europea, atteso al 4% fino al 2018 dai ricercatori di Prometeia, il sistema bancario italiano ha minore propensione a concedere credito alle piccole imprese che non coprono i costi operativi e di capitale. Un notevole problema per una nazione in cui le micro-imprese sono il 92% del totale.

Questa sola realistica constatazione potrebbe sensibilizzare anche il nostro governo e le istituzioni pubbliche sulla necessità di sostenere e potenziare la crescita di piattaforme finanziarie alternative (marketplace) le sole in grado di colmare rapidamente una parte del gap di liquidità per un numero elevato di piccole imprese, le stesse che non hanno sin qui potuto beneficiare della politica monetaria della BCE bloccata nei circuiti finanziari tradizionali.

Governo e istituzioni devono prendere atto che la normativa sviluppata per incentivare le emissioni obbligazionarie delle PMI o l’afflusso di micro-capitali attraverso il crowdfunding ha beneficiato in questi anni solo poche decine di imprese per poche decine di milioni di euro quando il credit crunch ha sottratto alle PMI circa 30 miliardi di fondi. Il sistema Italia può e deve prendere esempio da altri paesi europei (UK e Francia davanti a tutti) nella scelta di facilitare la crescita dei nuovi marketplaces che stanno emergendo anche nel nostro paese.

Dove risiedono i vantaggi della finanza alternativa e perché sono importanti proprio ora?

  1. le piattaforme creano velocemente un ponte digitale che trasferisce direttamente quote dell’abbondante risparmio italiano alle famiglie e alle piccole e micro imprese. Un circuito che il sistema bancario è stato costretto a interrompere per vari motivi e che non ha ancora trovato rimpiazzo attraverso il mercato obbligazionario presso gli investitori istituzionali.
  2. grazie alle piattaforme si trasferisce liquidità aggiuntiva nel preciso momento in cui la carenza di liquidità impedisce o rallenta la crescita di imprese che stanno sperimentando ordinativi e fatturati in crescita dopo diversi anni.
  3. il marketplaces per la loro stessa conformazione non lavorano con la leva finanziaria, operano con un rapporto 1:1 tra prestiti e raccolta, quindi non comportano particolari rischi sistemici da sorvegliare;
  4. in un regime prolungato di tassi euro pressoché azzerati -ribadito oggi da Draghi- non approfittare della spasmodica ricerca di investimento da parte degli investitori per attirarli verso l’economia reale e abituarli in modo fluido e fiscalmente conveniente a usare le nuove piattaforme sarebbe una grandissima occasione persa.

Cosa occorre fare? Poche semplici cose: prima di tutto contribuire alla conoscenza di questo canale alternativo da parte delle imprese e delle famiglie, osservando quanto abbia contribuito a colmare il vuoto del sistema bancario nei paesi più evoluti. Informare e divulgare costa poco ma vale molto per un settore innovativo e poco conosciuto.

In secondo luogo varare interventi a costo-zero per il contribuente, ad esempio come ha fatto il governo in Gran Bretagna abrogando in agosto la possibilità di vietare la cessione del credito, avendo compreso come le piccole imprese si possano finanziare quasi esclusivamente attraverso lo smobilizzo delle fatture verso le imprese più grandi.

Infine anche valutare favorevolmente interventi diretti nel co-finanziamento dei flussi delle piattaforme. Accade da anni in UK per mano della British Business Bank, modello a cui la Cdp tende sempre più ad assomigliare. La stessa BEI ha recentemente deciso in modo pragmatico di intervenire direttamente fornendo mezzi alla piattaforma di Funding Circle e abbandonando il monopolio riservato al settore bancario. Il mondo dei servizi finanziari cambia e l’Italia non può restare a guardare.

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