Le imprese italiane utilizzano sempre di più lo sconto fatture

4 aprile 2017

Il consuntivo di Assifact, l’associazione che rappresenta gli operatori del factoring in Italia, mostra dati record per l’appena concluso 2016. Il factoring in Italia è cresciuto in un solo anno del 10% raggiungendo il volume record di 202,4 miliardi di Euro e segnando un +14% dai 177,5 miliardi del 2014.

A trainare la crescita del settore, in particolare, la cessione pro soluto, che fornisce alle piccole e medie imprese la possibilità di cedere i propri crediti commerciali a titolo definitivo e senza ulteriori oneri, anche in caso di mancato pagamento. Non c’è da stupirsi se questa soluzione, che di fatto funge da fonte di liquidità e da assicurazione sul credito, stia riscuotendo un grande successo fra le imprese italiane, soprattutto per le PMI ancora schiacciate dal credit crunch (http://www.workinvoice.it/e-ufficiale-meno-credito-alle-piccole-imprese/).

Per una piccola o media impresa potere monetizzare le proprie fatture in breve tempo sfruttando il merito creditizio dei propri clienti, spesso più solidi finanziariamente, significa avere a disposizione un canale alternativo all’anticipo fatture bancario o al factoring pro solvendo per finanziare il proprio capitale circolante. Nel 2017 il pro soluto supera il 70% dell’operatività delle società di factoring che, sull’onda dei risultati positivi registrati, fanno sempre più pressione affinché la regulation italiana si adegui al modello europeo per ciò che concerne il problema delle revocatorie delle cessioni di credito, ad oggi uno dei pochi ostacoli che ancora minano l’efficienza del modello. Il principio di non revocabilità, infatti, favorirebbe ulteriormente l’accesso al credito da parte delle imprese cedenti che potrebbero non avere altro mezzo di finanziarsi se non attraverso lo smobilizzo dei propri crediti commerciali (http://www.workinvoice.it/invoice-financing-perche-e-un-sistema-vincente/).

Allo stesso tempo, sta prendendo piede anche il reverse factoring, un tipo di operazione sicuramente più complessa ma con benefici a più ampio raggio, che vede l’impresa medio-grande come garante creditizio della sua intera rete di fornitori. Sebbene il supporto finanziario alla supply chain sia un’operazione sensibilmente più articolata, potrebbe rappresentare uno raro caso di collaborazione lungo la filiera produttiva per cedenti e debitore: la rete di fornitori ottiene un accesso facilitato al credito, spesso a tassi di sconto più favorevoli, mentre la medio-grande impresa può usufruire di tempi di pagamento migliori e rapporti commerciali più solidi con i propri supplier e partner.

I dati pubblicati da Assifact testimoniano la volontà del sistema bancario (che detiene il controllo delle principali società di factoring) di spostare la valutazione del merito creditizio sui migliori rating dei debitori. L’interesse da parte di un numero crescente di PMI nell’utilizzare lo sconto delle fatture attraverso un canale alternativo al credito bancario e parabancario è ulteriormente confermato dalla crescita dei volumi su Workinvoice che nel 2016 sono aumentati di 8 volte rispetto all’anno precedente (http://www.workinvoice.it/24032017-lanticipo-fattura-corre-sul-web/).

“Secondo i dati Assifact, l’associazione che riunisce gli operatori del settore, il turnover è passato dai 177,5 miliardi di fine 2014 ai 202,4 del 2016 con un secco +14%, mentre per il 2017 le previsioni stimano prudenzialmente un altro +4,3 per cento. Un cambio di passo legato a doppio filo al migliorato clima congiunturale e al successo che riscuote fra le imprese la formula “pro soluto”, in cui il credito viene ceduto senza possibilità di rivalsa in caso di inadempimento. Un irrinunciabile sostegno al capitale circolante delle imprese. In un paio d’anni il pro soluto ha visto un aumento di oltre il 24% e il suo peso in termini di valore è pari ai tre quarti dell’intero settore del factoring, che rappresenta il 12% del Pil”. (http://assifact.it/wp-content/uploads/2017/04/IlSole24Ore-3-aprile-2017.pdf)


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