15 settembre: 10 anni dopo la crisi

25 settembre 2018
Matteo Tarroni

Il 15 settembre 2018 è nata l’alleanza tra il marketplace italiano dei crediti commerciali e la principale società di business information. Dieci anni dopo la data che ha segnato la crisi finanziaria ripartiamo dall’economia reale.

Ricordo esattamente i primi minuti della mattina del 15 settembre 2008. Il WSJ riportava la notizia che Lehman “traballava” (era praticamente fallita), la banca per cui avevo lavorato negli ultimi 5 anni era stata venduta, per evitare guai peggiori, con un’abile mossa del nostro CEO (che dio lo benedica) e AIG (una gigantesca società di assicurazioni) era entrata in una drammatica crisi di liquidità.

Non potrò mai dimenticarmi nemmeno il 15 settembre 2018. E’ stato il giorno in cui abbiamo annunciato di fronte ad una platea entusiasta l’alleanza tra Workinvoice e il Gruppo CRIF. I due team hanno lavorato per mesi per realizzare una partnership ed un prodotto di finanza digitale che non ha paragoni in Italia e all'assoluta avanguardia in Europa.

Una partnership che si basa su tre pilastri:

- l'utilizzo dei dati analitici (raccolti negli anni da CRIF) per l'ottimizzazione dei modelli di analisi del credito utilizzati dagli investitori che operano sul marketplace italiano dell'invoice trading. Parliamo di oltre 530 milioni di movimenti raccolti in Italia da 1,7 milioni di aziende italiane con evidenze/informazioni/dati di pagamento.

- la creazione di un nuovo prodotto digitale (Cribis Cash) che integra le informazioni creditizie elaborate da CRIF con l'accesso al marketplace sviluppato da Workinvoice. Il tutto avviene con un processo senza soluzione di continuità: consultando il report creditizio del proprio cliente si può direttamente accedere a Workinvoice per vendere la relativa fattura, avendo la disponibilità del prezzo di vendita in tempo reale. “From data to cash”.

- la partecipazione di CRIF nel capitale di Workinvoice che configura in Italia il primo esempio di evoluzione del fintech verso le partnership con player industriali che dispongono delle risorse necessarie per sfruttare al meglio le idee, i servizi e anche i modelli di business "inventati" dalle startup fintech. Non si tratta di un mero accordo commerciale, ma di una partnership strategica.

L’obiettivo finale è migliorare ulteriormente i modelli di selezione del credito per allocare al meglio le risorse finanziarie disponibili. Indirizzandole soprattutto verso le PMI che sono penalizzate quando vengono valutate con i sistemi tradizionali.

Si configura quindi un sistema di fintech avanzato al servizio delle PMI per colmare il divario tra domanda e offerta di credito, basato su nuovi modelli di business (il marketplace dei crediti commerciali, in alternativa al factoring) e sull'analisi approfondita dei dati rilevanti (incassi e pagamenti) e non più soltanto dati di bilancio.

Le PMI in genere sono più "opache" delle grandi società a causa, in gran parte, della mancanza di dati finanziari disponibili pubblicamente. Questa "opacità" rende particolarmente difficile per gli istituti di credito determinare l'affidabilità creditizia delle PMI. Spesso, la mancanza di una singola informazione può impedire che una domanda venga valutata complessivamente, con il risultato di rendere le PMI come invisibili all'offerta di credito.

I credit scoring tradizionali non sono molto efficaci per le PMI. I metodi sono lineari, statici e monodimensionali. Lo Z-score di Altman, una tecnica comunemente utilizzata dagli istituti di credito nei credit scoring tradizionali, ad esempio non è adatta alle PMI perché si basa su un numero altamente selettivo di campi che non prende in considerazione altri preziosi dati contabili e non contabili. Se una PMI non ha informazioni in un campo, non è valutata dal prestatore. Ciò si traduce in una PMI “invisibile”.

Questa è la ragione fondamentale per cui le banche dipendono fortemente dal prestito basato sulla relazione quando trattano con le PMI. Tuttavia, il prestito basato sulle relazioni non è il mezzo preferito dagli istituti di credito, soprattutto quando si tratta di PMI che necessitano di transazioni di importo inferiore e presentano meno opportunità di cross-selling. I finanziatori devono raggiungere dimensioni più elevate e ridurre i costi di acquisizione e sottoscrizione del credito per le PMI per renderlo utile.

L'alleanza tra business information e fintech contribuisce a colmare il gap informativo tra domanda e offerta di credito e modelli di business alternativi (marketplace) rendono profittevoli attività a margini estremamente bassi o nulli.

Come è ben noto, in Italia questo tema è ancora più critico per preponderanza di PMI, tempi di pagamento molto più lunghi della media europea (e globale) che richiedono un maggior ricorso al finanziamento del circolante e la contrazione del credito, soprattutto nel breve termine.

Dieci anni dopo, la finanza riparte dalle imprese e da chi con le imprese parla tutti i giorni.

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